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Nescio an Hannibal mirabilior adversis, quam secundis rebus fuerit, quippe qui (poiché egli), cum in hostium terra per annos tredecim tam procul ab domo bellum gereret exercitu non suo civili, sed mixto ex colluvione omnium gentium, quibus non lex, non mos, non lingua communis, alius habitus vestis, alia arma, alii ritus, alia sacra, alii prope dei essent (= erant), ita quodam uno vinculo copulavit eos, ut nulla nec inter ipsos nec adversus ducem seditio existeret, cum (concessivo) et pecunia saepe in stipendium et commeatus in hostium agro deessent, quorum inopia priore Punico bello, multa facinora inter duces militesque commissa erant. Postquam Hasdrubalis vero exercitus cum duce, in quibus spes omnis reposita victoriae erat, deletus erat, quis non putabat mirabile nullum motum in castris factum esse? Nam ad cetera id quoque accesserat, ut (che) ne alendi quidem exercitus (di alimentare l'esercito) nisi ex Bruttio agro spes esset, qui quamquam omnis colebatur, exiguus tamen tanto exercitui erat.
Perchè Annibale fosse da ammirare. Non so se Annibale sia stato più degno di ammirazione nella prospera che nell'avversa fortuna: Egli, conducendo una guerra in terra ostile per tredici anni lontano dalla patria con un esercito composto non da suoi concittadini, ma misto per la mescolanza di tutti i popoli che non avevano in comune né leggi, né costumi, né lingua, vestivano in fogge diverse, avevano altre armi, altri riti, altre sacre cerimonie, altre divinità, li riunì in un solo vincolo al punto che non vi fu alcuna discordia né tra loro né contro i generali, pur mancando spesso e il denaro per le paghe e le vettovaglie in un territorio nemico. Per la penuria di tali cose nella prima guerra punica si erano verificati episodi vergognosi tra i comandanti e la truppa. Distrutto l'esercito di Asdrubale con il suo capo supremo, in cui era riposta ogni speranza di vittoria, chi non pensava mirabile che non fosse nata alcuna ribellione nel suo accampamento? Infatti al resto si era aggiunto il fatto che non c'era speranza di alimentare l'esercito se non mediante le campagne del Bruzzio, che, per quanto coltivate per intero, tuttavia erano insufficienti per un esercito tanto grande
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Anno quarto decimo posteaquam in Italiam Hannibal venerat, Scipio, qui multa bene in Hispania egerat, ... Senatus ex arbitrio Scipionis pacem iussit cum Carthaginiensibus fieri.
Dopo quattordici anni che Annibale era venuto in Italia, Scipione, che in Spagna aveva compiuto felicemente molte imprese, fu eletto console e mandato in Africa. Si credeva che dentro quest'uomo ci fosse qualche cosa di divino, al punto che si pensava anche che conversasse con gli dei (lett. che avesse un colloquio con gli dei). Egli combatte in Africa contro Annone, comandante degli Africani; annienta il suo esercito. Nella seconda battaglia occupa l'accampamento con quattromilacinquecento soldati, dopo che (ne) erano stati uccisi undicimila. Cattura Siface, re della Numidia, che si era alleato con gli Africani e invade il suo accampamento. Siface con un ricchissimo bottino e i più importanti Numidi viene mandato a Roma da Scipione. Sentita questa cosa, quasi tutta l'Italia abbandona Annibale. Gli si comanda dai C artaginesi di ritornare in Africa, che Scipione stava devastando. Gli ambasciatori Cartaginesi chiesero a Scipione la pace: da lui furono mandati a Roma al senato. Il senato, conformemente al giudizio di Scipione, ordinò di stipulare la pace con i Cartaginesi.
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Indurandus est animus et a blandimentis voluptatum procul abstrahendus. Una Hannibalem hiberna solverunt et indomitum illum nivibus atque Alpibus virum enervaverunt fomenta Campaniae. Armis vicit, vitiis victus est. Nobis quoque militandum est et quidem genere militiae quo numquam quies, numquam otium datur. Debellandae sunt in primis voluptates, quae, ut vides, saeva quoque ad se ingenia rapuerunt. Non est emolliendus animus. Si voluptati cessero, mihi cedendum est dolori, cedendum est labori, cedendum est paupertati.
L'animo deve essere fortificato e deve essere allontanato dalle attrattive dei piaceri. Una sola tregua invernale indebolì Annibale e i conforti della Campania svigorirono quell'uomo non domato dalle nevi e dalle Alpi. Vinse con le armi, fu vinto dai vizi. Anche noi dobbiamo militare e in un genere di milizia in cui non c'è concessa mai quiete, mai tranquillità. Innanzitutto devono essere debellati i piaceri, che, come vedi, hanno attratto anche i caratteri duri. L'animo non deve essere infiacchito. Se cederò al piacere, devo cedere al dolore, devo cedere alla fatica, devo cedere alla povertà.
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Post eum M. Antoninus solus rem publicam tenuit, vir, quem mirari facilius quis quam laudare possit....ei idcirco esse voluerit, ut hoc ordine ad imperium perveniret.
Dopo di lui, resse da solo lo Stato Marco Antonino, un uomo che uno può più facilmente ammirare che lodare. Fin dall'inizio della (sua) vita egli fu molto tranquillo al punto da non modificare l'espressione del volto né per la gioia né per il dolore. Dedito alla filosofia Stoica, anche egli stesso filosofo non solo per le abitudini di vita, ma anche per l'istruzione. Fu oggetto, ancora giovane di una così grande ammirazione che Adriano disporrà di lasciarlo suo successore; tuttavia, dopo aver dato il suo nome ad Antonino Pio (ablativo assoluto), volle [vorrà] che gli fosse genero, affinché giungesse al potere con questo grado di successione.
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Dum in his locis Caesar navium parandarum causa moratur, ex magna parte Morinorum ad eum legati venerunt, qui se de superioris temporis consilio excusarent, quod homines barbari et nostrae consuetudinis imperiti bellum populo Romano fecissent (fecerant). Hoc sibi Caesar satis opportune accidisse arbitratus, quod neque post tergum hostes relinquere volebat neque belli gerendi propter anni tempus facultatem habebat neque has tantularum rerum occupationes Britanniae anteponendas iudicabat, magnum iis numerum obsidum imperat. Quibus adductis eos in fidem recipit. Navibus circiter octoginta onerariis coactis, contractisque quot satis esse ad duas transportandas legiones existimabat, quicquid praeterea navium longarum habebat, id quaestori legatis praefectisque distribuit.
Mentre Cesare si tratteneva in quei luoghi per allestire le navi, giunsero da lui gli incaricati da gran parte dei Morini per giustificarsi della condotta precedentemente tenuta, cioè per il fatto che avevano mosso guerra al popolo Romano uomini barbari e ignari dei nostri costumi. Cesare, stimando che ciò fosse capitato in un momento per lui abbastanza opportuno, dato che non voleva lasciare nemici alle spalle né aveva la possibilità, per la stagione, di fare una guerra, e non riteneva che queste faccende di così piccolo peso dovessero essere anteposte alla campagna di Britannia, ordinò loro di consegnare un gran numero di ostaggi. Condotti i quali gli accordò la propria fiducia. Raccolte e concentrate circa ottanta navi da carico, quante giudicava essere sufficienti a trasportare due legioni, distribuì poi le navi da guerra che aveva al questore, ai luogotenenti e ai prefetti.