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Οιδα μεν ουν οτι τοις συμβουλευειν επιχειρουσι πολυ διαφερει μη δια γραμματων ποιεισθαι ... αποντος γαρ του γραψαντος ερημα του βοηθησοντος.
So dunque che, per chi si accinge a dare consigli, è molto meglio stabilire contatti non per scritto ma presentandosi di persona, non solo perché sullo stesso argomento è più facile spiegarsi faccia a faccia che manifestare il proprio pensiero per via epistolare, né solo perché tutti prestano più fede alle parole che agli scritti, e ascoltano le une come suggerimenti, gli altri come opere letterarie ma ancora oltre a ciò perché, nei colloqui, quando qualche espressione non è compresa o creduta, chi espone il discorso, essendo presente, può correre ai ripari in entrambi i casi, mentre nelle missive scritte, se capita qualcosa di simile, non c'è chi rimedi: infatti in assenza dello scrittore non sanno a chi chiedere aiuto.
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Παῖς μὲν γὰρ ὢν ἔσχεν κάλλος καὶ ῥώμην καὶ σωφροσύνην, ἅπερ τῶν ἀγαθῶν πρεπωδέστατα τοῖς τηλικούτοις ἐστίν. Καὶ τούτων μάρτυρας ἄν τις ποιήσαιτο, τῆς μὲν σωφροσύνης τοὺς συμπαιδευθέντας τῶν πολιτῶν, τοῦ δὲ κάλλους ἅπαντας τοὺς ἰδόντας, τῆς δὲ ῥώμης τοὺς ἀγῶνας ἐν οἷς ἐκεῖνος τῶν ἡλικιωτῶν ἐκρατίστευσεν. Ἀνδρὶ δὲ γενομένῳ ταῦτά τε πάντα συνηυξήθη καὶ πρὸς τούτοις ἀνδρεία προσεγένετο καὶ σοφία καὶ δικαιοσύνη, καὶ ταῦτ' οὐ μέσως οὐδ' ὥσπερ ἑτέροις τισὶν, ἀλλ' ἕκαστον αὐτῶν εἰς ὑπερβολήν· τοσοῦτον γὰρ καὶ ταῖς τοῦ σώματος καὶ ταῖς τῆς ψυχῆς ἀρεταῖς διήνεγκεν, ὥσθ' ὁπότε μὲν αὐτὸν ὁρῷεν οἱ τότε βασιλεύοντες, ἐκπλήττεσθαι καὶ φοβεῖσθαι περὶ τῆς ἀρχῆς, ἡγουμένους οὐχ οἷόν τ' εἶναι τὸν τοιοῦτον τὴν φύσιν ἐν ἰδιώτου μέρει διαγαγεῖν, ὁπότε δ' εἰς τοὺς τρόπους ἀποβλέψειαν, οὕτω σφόδρα πιστεύειν ὥστ' εἰ καί τις ἄλλος τολμῴη περὶ αὐτοὺς ἐξαμαρτάνειν, νομίζειν Εὐαγόραν αὑτοῖς ἔσεσθαι βοηθόν.
Infatti possedeva (ἔχω), nonostante fosse un bel giovane, anche forza e saggezza. cose che sono, tra le virtù, le cose più convenienti per un ragazzo di quell’età. E qualora qualcuno portasse (ott. aor. ποιέω) testimoni di queste cose, per la saggezza quelli che fra i cittadini furono educati (κρατέω) assieme a lui, per la bellezza tutti quelli che lo videro, per la forza quelli che parteciparono ai combattimenti, nei quali egli era il migliore tra i compagni. Nel diventare uomo tutte queste cose si accrebbero (συναξιόω)ed a queste si sommarono (προσγίγνομαι), oltre a quelle, la virilità e la sapienza e la rettitudine, e questo non con moderazione come per gli altri, ma ognuna di quelle per il meglio. Infatti egli portò alle virtù del corpo e dell’anima, così che, quando i regnanti in quel tempo lo vedevano, erano sorpresi (ἐπιπλήσσω) e timorosi per il (loro) governo temendo che non fosse possibile che egli passasse la vita nel modo di un semplice cittadino, e ogni volta che consideravano la (sua) capacità, si affidavano completamente a lui quando qualcuno avesse osato recare loro danno sicuri che avrebbero avuto Evagora come difensore. (by Geppetto)
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inizio: Οι μεν ειωθοτες , ω Νικοκλεις, τοις βασιλευσιν υμιν εσθητας αγειν η χαλκον ... fine: και τοις εχθροις επιθεσθαι ταις αλληλων αμαρτιαις
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Libro Practeon pagina 77 numero 36
Τοῖς δὲ τυράννοις οὐδὲν ὑπάρχει τοιοῦτον, ἀλλ' οὓς ἔδει παιδεύεσθαι μᾶλλον τῶν ἄλλων, ἐπειδὰν εἰς τὴν ἀρχὴν καταστῶσιν, ἀνουθέτητοι διατελοῦσιν· οἱ μὲν γὰρ πλεῖστοι τῶν ἀνθρώπων αὐτοῖς οὐ πλησιάζουσιν, οἱ δὲ συνόντες πρὸς χάριν ὁμιλοῦσιν. Καὶ γάρ τοι κύριοι γιγνόμενοι καὶ χρημάτων πλείστων καὶ πραγμάτων μεγίστων, διὰ τὸ μὴ καλῶς χρῆσθαι ταύταις ταῖς ἀφορμαῖς πεποιήκασιν ὥστε πολλοὺς ἀμφισβητεῖν πότερόν ἐστιν ἄξιον ἑλέσθαι τὸν βίον τὸν τῶν ἰδιωτευόντων μὲν, ἐπιεικῶς δὲ πραττόντων, ἢ τὸν τῶν τυραννευόντων. Ὅταν μὲν γὰρ ἀποβλέψωσιν εἰς τοὺς τὰς τιμὰς καὶ τοὺς πλούτους καὶ τὰς δυναστείας ἔχοντας, ἰσοθέους ἅπαντες νομίζουσι τοὺς ἐν ταῖς μοναρχίαις ὄντας· ἐπειδὰν δ' ἐνθυμηθῶσιν τοὺς φόβους καὶ τοὺς κινδύνους, καὶ διεξιόντες ὁρῶσιν τοὺς μὲν ὑφ' ὧν ἥκιστα χρῆν διεφθαρμένους, τοὺς δ' εἰς τοὺς οἰκειοτάτους ἐξαμαρτεῖν ἠναγκασμένους, τοῖς δ' ἀμφότερα ταῦτα συμβεβηκότα, πάλιν ὁπωσοῦν ζῆν ἡγοῦνται λυσιτελεῖν μᾶλλον ἢ μετὰ τοιούτων συμφορῶν ἁπάσης τῆς Ἀσίας βασιλεύειν. Ταύτης δὲ τῆς ἀνωμαλίας καὶ τῆς ταραχῆς αἴτιόν ἐστιν ὅτι τὴν βασιλείαν ὥσπερ ἱερωσύνην παντὸς ἀνδρὸς εἶναι νομίζουσιν, ὃ τῶν ἀνθρωπίνων πραγμάτων μέγιστόν ἐστι καὶ πλείστης προνοίας δεόμενον.
Al contrario, i sovrani non hanno a disposizione niente di simile, anzi mentre avrebbero bisogno di essere educati più degli altri, una volta giunti al potere, trascorrono la vita senza che nessuno li consigli. La maggior parte della gente infatti non li accosta e i cortigiani li frequentano solo per ingraziarseli. Così pur diventando padroni. di moltissime riccheze e arbitri di affari importantissimi, usano così male questi mezzi che hanno indotto molti a chiedersi se sia da preferire la vita dei privati, purchè in condizioni abbastanza buone o quella dei sovrani. .Quando dunque rivolgono lo sguardo a coloro che possiedono gli onori, le ricchezze e il potere, tutti pensano che coloro che hanno il potere assoluto (siano) simili agli dèi; ma quando tengono conto delle paure e i pericoli e passandoli in rassegna vedono qualcuno abbattuto da chi meno bisognava (che li abbattesse), altri costretti ad addossarsi colpe verso i (loro) amici più stretti, altri poi a cui sono successe entrambe queste cose, si ricredono pensando che vivere in ogni modo sia più vantaggioso che dominare tutta l’Asia con queste sventure. La causa di questa stranezza e di (questo) disordine è il fatto che pensano che dominare sia proprio di ogni uomo come un sacerdozio, mentre questa è l’attività più importante tra quelle umane e che ha bisogno di una grandissima capacità di decisione.
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οἱ μὲν εἰωθότες, ὦ Νικόκλεις, τοῖς βασιλεῦσιν ὑμῖν ἐσθῆτας ἄγειν ἢ χαλκὸν ἢ χρυσὸν εἰργασμένον ἢ τῶν ἄλλων τι τῶν τοιούτων κτημάτων, ὧν αὐτοὶ μὲν ἐνδεεῖς εἰσιν ὑμεῖς δὲ πλουτεῖτε, λίαν ἔδοξαν εἶναί μοι καταφανεῖς οὐ δόσιν ἀλλ’ ἐμπορίαν ποιούμενοι, καὶ πολὺ τεχνικώτερον αὐτὰ πωλοῦντες τῶν ὁμολογούντων καπηλεύειν·ἡγησάμην δ’ ἂν γενέσθαι ταύτην καλλίστην δωρεὰν καὶ χρησιμωτάτην καὶ μάλιστα πρέπουσαν ἐμοί τε δοῦναι καὶ σοὶ λαβεῖν, εἰ δυνηθείην ὁρίσαι ποίων ἐπιτηδευμάτων ὀρεγόμενος καὶ τίνων ἀπεχόμενος ἄριστ’ ἂν καὶ τὴν πόλιν καὶ τὴν βασιλείαν διοικοίης.τοὺς μὲν γὰρ ἰδιώτας ἐστὶ πολλὰ τὰ παιδεύοντα, μάλιστα μὲν τὸ μὴ τρυφᾶν ἀλλ’ ἀναγκάζεσθαι περὶ τοῦ βίου καθ’ ἑκάστην τὴν ἡμέραν βουλεύεσθαι,ἔπειθ’ οἱ νόμοι καθ’ οὓς ἕκαστοι πολιτευόμενοι τυγχάνουσιν, ἔτι δ’ ἡ παρρησία καὶ τὸ φανερῶς ἐξεῖναι τοῖς τε φίλοις ἐπιπλῆξαι καὶ τοῖς ἐχθροῖς ἐπιθέσθαι ταῖς ἀλλήλων ἁμαρτίαις·
O Nicocle, coloro che hanno l'abitudine, di portare a voi re vesti o bronzo o oro lavorato o altri simili oggetti di valore, dei quali lui è povero e voi ricchi, mi pare fin troppo palese che non fa un dono ma un mercato e vende questi oggetti molto più abilmente di chi si dedica per professione al commercio.