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Versione Da La versione latina nel triennio n. 63 pagina 62
Inizio : Dux, si tironem vel militem diu armis... Fine : certaminibus fiduciam sui colligent milites.
Se porta la recluta o il soldato a lungo disabituato alle armi, il comandante esplora con diligenza le forze delle legioni singole, e le cose solite. Assuma la massima autorità e severità, vendichi tutte le colpe militari, riconosca quelli che erramp. Quando i nemici dispersi vagheranno per depredare, invii allora esperti cavalieri o fanti con reclute per accrescer loroi la perizia e agli altri l'audacia. Per l'attraversamento dei fiumi, aggiunga insidie alle difficoltà dei percorsi, e costui stesso (in modo)pronto invada i nemici che assumono il cibo o che dormono o che niente sospettano: in questi scontri unisca la sua fiducia ai soldati.
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In omnibus proeliis et expeditionibus conditio talis est, ut, quod tibi prodest, adversario noceat, quod illum iuvat, tibi semper officiat. Numquam igitur ad illius arbitrium aliquid facere, aut dissimulare debemus, sed id solum agee, quod nobis utile iudicamus. Aut inopia aut terrore melius est hostem domare quam proelio: in quo amplius solet fortuna potestatis habee quam virtus. Occasio in bello amplius solet iuvare quam virtus. Melius est post aciem plura servare praesidia quam latinus milites exspargere. Difficile vincitur quam multitudo; amplius saepe locus prodest quam virtus. Exercitus labore proficit, otio consenescit. Quio frumentum necessariumque non praeparat, vincitur sine armis.
In tutti le battaglie (combattimenti) e in tutte le spedizioni c'è una condizione tale, per cui (che), ciò che ti avvantaggia, danneggia il tuo avversario, ciò che giova a quello, ti si rivolta sempre contro. Quindi (non) dobbiamo mai fare qualcosa secondo l'aspettativa di quello(dell'avversario) o fingere, ma dobbiamo solamente fare ciò, che riteniamo utile per noi. meglio domare il nemico o con la povertà o con il terrore che domarlo in battaglia: n questo caso la sorte è solita avere un potere più ampio del valore. In guerra il caso è solito giovare più del valore. È meglio tenere parecchie guarnigioni dietro alla schiera che spingere oltre i soldati. Per quanto difficilmente si sconfigga una moltitudine; spesso il luogo giova più del valore. L'esercito è utile nella fatica, invecchia nell' inoperosità. Quello a cui non mette a disposizione frumento e il necessario, è vinto senza armi.
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In omnibus proeliis et expeditionibus conditio talis est, ut, quod tibi prodest, adversario noceat, quod illum iuvat, tibi semper officiat. Numquam igitur ad illius arbitrium aliquid facere, aut dissimulare debemus, sed id solum agee, quod nobis utile iudicamus. Aut inopia aut terrore melius est hostem domare quam proelio: in quo amplius solet fortuna potestatis habee quam virtus. Occasio in bello amplius solet iuvare quam virtus. Melius est post aciem plura servare praesidia quam latinus milites exspargere. Difficile vincitur quam multitudo; amplius saepe locus prodest quam virtus. Exercitus labore proficit, otio consenescit. Quio frumentum necessariumque non praeparat, vincitur sine armis.
In tutti le battaglie (combattimenti) e in tutte le spedizioni c'è una condizione tale, per cui (che), ciò che ti avvantaggia, danneggia il tuo avversario, ciò che giova a quello, ti si rivolta sempre contro. Quindi (non) dobbiamo mai fare qualcosa secondo l'aspettativa di quello(dell'avversario) o fingere, ma dobbiamo solamente fare ciò, che riteniamo utile per noi. meglio domare il nemico o con la povertà o con il terrore che domarlo in battaglia: n questo caso la sorte è solita avere un potere più ampio del valore. In guerra il caso è solito giovare più del valore. È meglio tenere parecchie guarnigioni dietro alla schiera che spingere oltre i soldati. Per quanto difficilmente si sconfigga una moltitudine;
spesso il luogo giova più del valore. L'esercito è utile nella fatica, invecchia nell' inoperosità. Quello a cui non mette a disposizione frumento e il necessario, è vinto senza armi.
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Aptior armis mihi videtur rustica plebs, quae sub divo et in labore nutritur, et solis patiens, umbrae neglegens, deliciarum ignara, parvo contenta est. Nam rusticis ad omnium laborum tolerantiam membra durata sunt et eis gestare ferrum, fossam educare, onus umeris ferre consuetudo est, quam ex agrorum operibus et ex agresti vita didicerunt. Interdum tamen rerum necessitas exigit ut etiam urbani homines ad arma vocentur et militari disciplina instituantur. Hi, ubi nomen militiate dedere, primum laborare, decorrere, portare pondus, solem pulveremque ferre, nullis laboribus neque interdiu neque noctu parcere, tribunorum centurionumque imperatis celeriter obtemperare condiscant. Deinde usui armorum studeant et, si bellum diutinum erit, in agrariis castris quam plurimum detineantur proculque a civitatis illecebris arceantur ut eo modo vigor accedat et corporibus et animis eorum. Ex agris ergo praecipue supplendum est robur exercitus; nam minus pericola et mortem timent qui minus deliciarum in vita noverunt. Somno tamen et quieti iustum temporis spatium dandum est, ne labor nimius corporibus damno vel disciplina animis tedio sit.
Più adatta alle armi mi sembra la gente di campagna che è allevata all'aria aperta e nella fatica, sopportando il sole, non curando l'ombra, ignara delle delizie, si accontenta di poco. Il loro corpo è preparato a sopportare tutte le fatiche ed hanno l'abitudine a trasportare ferro, scavare un fossato, portare peso sulle spalle, (consuetudine) che hanno imparato dai lavori dei campi e dalla vita agreste. A volte, tuttavia, il bisogno richiede che anche i cittadini vengano chiamati alle armi ed addestrati alla disciplina militare. Questi, una volta arruolati, imparino prima bene a mettere da parte le necessità dei lavori affinché gli uomini della città vengano chiamati alle armi e apprendano la disciplina militare. qui, dove si sono arruolati, (primum)lavorano, discendono di corsa, portano pesi, sopportano il sole e la polvere, non rifiutano nessun lavoro né durante il giorno né durante la notte obbediscono ai comandi dei centurioni e dei tribuni e imparano bene. Quindi vengano addestrati all’uso delle armi e, se vi sarà una lunga guerra, siano trattenuti quanto più possibile negli accampamenti di campagna e siano tenuti lontano dalle attrattive della città affinché in questo modo accresca l’energia sia ai loro corpi sia ai loro animi. Dai campi dunque deve essere soprattutto reclutata la forza dell’esercito; infatti temono di meno i pericoli e la morte quelli che durante la vita conoscono meno piaceri. Tuttavia deve essere dato al sonno e alla tranquillità il giusto intervallo di tempo, affinché il lavoro eccesivo non sia di danno ai corpi o la disciplina (lo sia) agli animi.
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Lacedaemonii primi, experimenta pugnarum colligentes, artem proeliorum scripsisse dicuntur usque eo ut rem militarem ad disciplinam et scientiam revocaverint ac magistros armorum, quos "tactios" appellaverunt, iuventutem suam usum varietatemque pugnandi docere iusserint. Quantum autem in proeliis profecerint Lacedaemonii Xantippi declarant exemplum, qui bello Punico primo Atilium Regulum Romanumque exercitum, cum auxilium Carthaginiensibus arte sua ferret, cepit ac domuit unoque congressu triumphas omne bellum confecit. Ipse Hannibal, Italiam petiturus, a Lacedaemoniis petivit magistrum qui suos armorum usum doceret. Nec huius rei eum paenituit: nam eius monitibus tot consules tantasque legiones, inferior numero ac viribus, saepe vicit. Ergo qui desiderat pacem, praeparet bellum. Qui victoriam cupit, milites diligenter arte militari imbuat. Qui secundos optat ventus, dimicet arte non casu. Nemo provocere, nemo audet offendere quem intellegit superiorem esse pugnaturum
Si dice che gli Spartani per primi, mettendo assieme esperienze di combattimenti, abbiano codificato l’arte delle battaglie sino al punto da ricondurre l’arte della guerra ad una norma e ad una scienza e da ordinare ai maestri delle armi, che chiamarono “tactios”, di insegnare alla loro gioventù la pratica e la varietà del combattere. Quanto poi gli Spartani abbiano progredito nelle battaglie, lo testimonia o, portando aiuto ai Cartaginesi con la sua perizia, e trionfando con un’unica battaglia portò a termine ogni guerra. Annibale in persona, intendendo assalire l’Italia, chiese agli Spartani un maestro che insegnasse ai suoi l’uso delle armi. E non si pentì di questa cose: infatti con i suoi consigli spesso sconfisse tanti consoli e tante legioni, pur essendo inferiore per numero e forze. Perciò chi desidera la pace, prepari la guerra. Nessuno osa provocare ed offendere chi sa essere superiore se si combatte.