Quaeris, quemadmodum in Tuscis diem aestate disponam. Evigilo cum libuit, plerumque circa horam primam, saepe ante, tardius raro. Clausae fenestrae manent; mire enim silentio et tenebris ab iis quae avocant abductus et liber et mihi relictus, non oculos animo sed animum oculis sequor, qui eadem quae mens vident, quotiens non vident alia. Cogito, si quid in manibus, cogito ad verbum scribenti emendantique similis, nunc pauciora nunc plura, ut vel difficile vel facile componi tenerive potuerunt. Notarium voco et die admisso quae formaveram dicto; abit rursusque revocatur rursusque dimittitur. Ubi hora quarta vel quinta - neque enim certum dimensumque tempus -, ut dies suasit, in xystum me vel cryptoporticum confero, reliqua meditor et dicto. Vehiculum ascendo. Ibi quoque idem quod ambulans aut iacens; durat intentio mutatione ipsa refecta. Paulum redormio, dein ambulo, mox orationem Graecam Latinamve clare et intente non tam vocis causa quam stomachi lego; pariter tamen et illa firmatur. Iterum ambulo ungor exerceor lavor. Cenanti mihi, si cum uxore vel paucis, liber legitur; post cenam comoedia aut lyristes; mox cum meis ambulo, quorum in numero sunt eruditi. Ita variis sermonibus vespera extenditur, et quamquam longissimus dies bene conditur.

Mi domandi come io organizzi la mia giornata d'estate nella villa di Toscana. Mi sveglio quando mi accomoda, di solito fra le 5 e le 6, sovente più presto, raramente più tardi. Le mie finestre rimangono chiuse; sbarazzato di tutto ciò che distrae, non si può credere fino a qual punto, dall'oscurità e dal silenzio, libero e padrone di me stesso, non pongo l'attenzione al servizio dei miei occhi, ma questi al servizio di quella: essi vedono ciò che vede il mio spirito, quando non vedono altro. Penso, se ho iniziato qualche lavoro; lavoro col pensiero come se scrivessi, scegliendo le parole e correggendole, ora un breve brano, ora uno più lungo, secondo che il testo sia stato più o meno facile da correggere e mandare a memoria. Chiamo poi un segretario e, avendo fatto aprire la finestra, gli detto ciò che ho preparato; il segretario se ne va, è richiamato e rinviato una seconda volta. Tra le nove e mezza e le undici (perché il mio orario non è rigorosamente ripartito e misurato), secondo il tempo che fa, vado sulla terrazza o nella galleria, e continuo a meditare e dettare. Monto in carrozza. Identico lavoro come quando passeggio o sto sdraiato sul letto; la mia attenzione è ben desta, essendo anzi rinfrancata dal mutato ambiente. Dormo ancora un po', poi passeggio; leggo un discorso in greco o in latino, a voce alta e ferma, per rinforzare i polmoni più che la laringe; ma tutti e due vi trovano il loro vantaggio. Passeggio ancora, mi faccio massaggiare, faccio un pò di ginnastica, prendo un bagno. Durante il pasto, se non ho con me che mia moglie e pochi invitati, si legge un libro; dopo il pranzo si ascolta un attore o un suonatore di lira; poi passeggio ancora con la mia gente, fra cui ve ne sono di istruiti. Così, grazie a una conversazione varia la serata si prolunga e anche quando le giornate durano di più, la fine arriva presto.

Nuovo Tradurre dal Latino - Come Plinio trascorre la sua giornata SECONDA PARTE