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versione latino latino laboratorio 2 pagina 85 numero 24
Quid praeterea novi? quid? Nam et charta adhuc superest, et dies feriatus patitur (=consente ke) plura contexi. rem atrocem nec tantum epistula: lavabatur in villa Formiana. Repente eum servi circumsistunt. Alius fauces invadit, alius os verberat, alius pectus et ventrem contundit; et cum exanimem putarent, abiciunt in fervens pavimentum, ut experirentur an viveret. : ille, sive quia non sentiebat sive quia se non sentire simulabat, immobilis et extentus fidem peractae mortis implevit (= rafforzò la convinzione della morte avvenuta): tum demum, quasi (=pressochè) aestu solutus effertur; excipiunt servi fideliores, concubinae cum ululatu et clamore concurrunt. ita et vocibus excitatus et recreatus loci frigore, sublatis oculis agitatoque corpore, vivere se confitetur. diffugiunt servi; quorum magna pars comprehensa est, ceteri requiruntur. , paucis diebus asgre focilatus, non sine ultionis solacio decessit ita vivus vindicatus, ut occisi solent.
Che cos'altro ho saputo? Che cosa? In effetti c'è ancora carta sufficiente e il giorno festivo consente di raccontare di più. Larcio Macedone, ex pretore, padrone, peraltro, spietato e crudele, che poco, anzi troppo, ricordava che suo padre era stato schiavo, ha subito dai suoi schiavi un attentato orribile e che meriterebbe non soltanto una lettera. Si lavava nella (sua) villa di Formia. All'improvviso gli schiavi lo circondano. Uno lo afferra alla gola, un altro lo colpisce in viso, un altro lo percuote al petto e al ventre; e poiché lo ritenevano morto, lo gettano sul pavimento caldo per scoprire se fosse vivo. Egli, o perché non era in sé oppure perché fingeva di non esserlo, immobile e disteso com'era, rafforzò la convinzione della morte avvenuta. Solo allora, viene portato fuori pressoché ucciso dal calore; lo prendono gli schiavi più fedeli e con urla e grida accorrono le concubine. Così, sia svegliato dalle voci che ristorato dalla freschezza del luogo, aperti gli occhi e con i movimenti del corpo, rivela di essere vivo. Gli schiavi fuggono qua e là, la maggior parte di questi viene catturata, i rimanenti vengono ricercati. Egli stesso, a stento tenuto in vita per pochi giorni, è morto non senza la consolazione della vendetta, così vendicato da vivo, come (invece) sono soliti (essere vendicati) i morti.
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Dolorem ex morte Iunii Aviti gravissimum cepi, quod in primo aetatis flore exstinctus est iuvenis tantae indolis, maxima consecutus, summa consecuturus, si virtutes eius maturescere potuissent. Ille in domo mea latum clavum induerat; me diligebat, me verebatur, me quasi magistro utebatur. Rarum hoc est in adulescentibus nostris; nam quis cedit vel aetati cuiusdam vel auctoritati? Adulescentes arbitrantur se statim sapere et scire omnia, nec quemquam verentur nec imitantur. Sed non Avitus, qui semper discere volebat et omnes prudentiores quam se arbitrabatur. Semper ille aliquem consulebat aut de studiis aut de officiis vitae. Secutus est ut comes Servianum (=Serviano) legatum ex Germania in Pannoniam transeuntem. Et labores virtutesque eius et nostri sermones obversantur oculis meis. Afficior magno dolore ob mortem illius nec nunc ullam aliam cogitationem quam de eo habere possum.
Ho sentito un dolore fortissimo dalla morte di Giunio Avito, poiché egli si è spento nel primo fiore dell'età, un giovane di così tante nobili inclinazioni, di così tanta intelligenza vivace, di tanta ammirata virtù e lealtà, che, nonostante la giovane per età, aveva già raggiunto gli onori più grandi. Egli, in casa mia, aveva indossato il laticlavio; mi apprezzava, mi rispettava, si serviva di me quasi come un maestro. Questa cosa è rara nei nostri giovani; infatti loro non cedono né all'età né all'autorità di un altro. I giovani si considerano di sapere ogni cosa, non temono né imitano nessuno. Ma non Giunio Avito, che voleva apprendere sempre e considerava tutti più consapevoli di lui. Giunio mi consultava sempre o sugli studi o sui doveri della vita. Ha seguito come compagno l'ambasciatore Serviano, che dalla Germania passava in Pannonia. E i suoi sforzi, le sue virtù e i nostri discorsi si presentano davanti agli occhi miei. Sono addolorato (afficior dolore = essere addolorato) per la sua morte e ora non posso avere nessun altro pensiero che quello su di lui.
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Petis ut fratris tui filiae prospiciam maritum, qui quidem diu mihi quaerendus esset, nisi paratus esset Minicius Acilianus, qui me familiarissime utitur. Patria est ei Brixia, ex illa nostra Italia, quae multum adhuc verecundiae, frugalitatis atque etiam rusticitatis antiquae retinet et servat. Pater eius equestris ordinis princeps est, qui maiores honores noluit et honestam quietem miserae ambitioni praetulit. Habet aviam maternam e municipio Patavio. Nosti loci mores: ea tamen Patavinis quoque severitatis exemplum est. Ei contigit etiam avunculus P. Acilius, gravitate, prudentia, fide prope singulari. Aciliano vero ipsi plurimum vigoris et industriae in maxima verecundia est. Quaesturam, tribunatum, praeturam honestissime gessit. Est illi facies liberalis, multo sanguine, multo rubore suffusa, est ingenua totius corporis pulchritudo et decor. Quae ego nequaquam arbitror neglegenda esse: debent enim haec castitati puellae quasi praemium dari.
Mi chiedi di trovare un marito alla figlia di tuo fratello, che dovrei sicuramente cercare a lungo, se non fosse pronto Minicio Aciliano, i cui rapporti con me sono molto famigliari. La sua patria è Brescia, da quella nostra Italia, Che trattiene e conserva ancora oggi molto del pudore, della frugalità e anche dell' antica rusticità. Suo padre è il capo dell' ordine equestre, che non volle onori più grandi e preferì la quieta onestà alla misera ambizione. Sua nonna materna proviene dal municipio di Padova. Conosci le usanze del luogo: quella tuttavia per gli stessi Padovani è esempio di severità. Quello ha anche come zio Publio Acilio, di gravità, prudenza, e fiducia dawero singolari. Anche lo stesso Aciliano possiede molto vigore e intelligenza nella massima onestà. Esercitò impeccabilmente la questura, il tribunato e la pretura. Quello possiede una faccia liberale, tendente ad arrossire, possiede un' ingenua bellezza e decoro di tutto il corpo. E quelle io ritengo non debbano essere disprezzate in nessun modo: anzi queste devono essere date quasi come un premio alla castità della fanciulla.
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Dolorem ex morte Iunii Aviti gravissimum cepi, quod in primo aetatis flore exstinctus est iuvenis tantae indolis, maxima consecutus, summa consecuturus, si virtutes eius maturescere potuissent. Ille in domo mea latum clavum induerat; me diligebat, me verebatur, me quasi magistro utebatur. Rarum hoc est in adulescentibus nostris; nam quis cedit vel aetati cuiusdam vel auctoritati? Adulescentes arbitrantur se statim sapere et scire omnia, nec quemquam verentur nec imitantur. Sed non Avitus, qui semper discere volebat et omnes prudentiores quam se arbitrabatur. Semper ille aliquem consulebat aut de studiis aut de officiis vitae. Secutus est ut comes Servianum (=Serviano) lagatum ex Germania in Pannoniam transeuntem. Et labores virtutesque eius et nostri sermones obversantur oculis meis. Afficior magno dolore ob mortem illius nec nunc ullam aliam cogitationem quam de eo habere possum.
Preso da un fortissimo dolore per la morte di Giulio Avito, giovane di così straordinario ingegno che si spense nel primo fiore dell’età, raggiunte moltissime cose, destinato a raggiungere il posto più alto, se la sua virtù avesse potuto maturare. Egli in casa mia aveva indossato il laticlavio, mi apprezzava, mi rispettava, mi usava quasi come un maestro; ciò è raro nei nostri adolescenti; infatti chi cede o all’età di qualcuno o all’autorità? Gli adolescenti credono di conoscersi subito e sapere tutto, non rispettano nessuno né imitano. Ma non Avito, che voleva sempre imparare e giudicava tutti più prudenti di lui. Sempre lui consultava qualcuno o sullo studio o sulla funzione della vita. Seguì come compagno il legato Serviano che passava dalla Germania in Pannonia. Provo grande dolore per la sua morte né ora qualche altro pensiero che posso avere su di lui.
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Perturbat me longa et pertinax valetudo Titi Aristonis, quem singulariter et miror et diligo. Nihil est, enim, illo gravius, sanctius, doctius, ita ut mihi videantur adire summum periculum non unus homo sed litterae ipsae omnesque bonae artes, propter illius morbum. Quam peritus ille est et privati iuris et publici! Quantum rerum, quantum exemplorum, quantum antiquitatis tenet!' Nihil est quod ille te docere non possit. Quotiens aliquid abditum quaero, ille mihi thesaurus est. Quanta sermonibus eius est fides, quanta auctoritas! Quid est quod non statim sciat?Hanc animi magnitudine vehementer admiro
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