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Callicle afferma che il diritto appartiene al più forte
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Il test di greco
TRADUZIONE
Mentre infatti secondo natura è assolutamente più vergognoso così come più iniquo il subire un torto, secondo la legge lo è invece il far torto. Infatti questa condizione cioè il subire un torto, non è degna di un uomo, ma di uno schiavo per cui è meglio morire che vivere, che se viene offeso e maltrattato non è in grado di aiutare se stesso né qualcun altro che gli stia a cuore. Ma, credo, chi istituisce quelle leggi è uomo debole e sono i più. Dunque per se stessi e per il loro solo interesse stabiliscono le leggi e fissano i loro criteri su cui si basano le loro lodi ed i loro biasimi; perché hanno paura degli uomini più forti che sono in grado di prevalere, per evitare che esercitino questa superiorità su di loro, vanno dicendo che la condizione di superiorità è vergognosa e ingiusta e che questo è essere ingiusti, cioè cercare di prevalere sugli altri. Infatti, secondo me, se loro stessi fossero in una condizione di uguaglianza, dato che sono più inetti, tutto bene. Per questo si dice che ciò è ingiusto e brutto secondo la legge, cercare una posizione di superiorità sulla massa, e questo lo chiamano commettere ingiustizia.
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Un corteo di maschere guidato dalla fortuna
VERSIONE DI GRECO TRADUZIONE
INIZIO: Δοκει μοι ο τῶν ανθρὠπὠν βιος πομπη
FINE: μηδεν του πλησιον διαφερὠν.
δόκει μοι ὁ τῶν ἀνθρώπων βίος πομπῇ τινι μακρᾷ προσεοικέναι, χορηγεῖν δὲ καὶ διατάττειν ἕκαστα ἡ Τύχη, διάφορα καὶ ποικίλα τοῖς πομπευταῖς τὰ σχήματα προσάπτουσα· τὸν μὲν γὰρ λαβοῦσα, εἰ τύχοι, βασιλικῶς διεσκεύασεν, τιάραν τε ἐπιθεῖσα καὶ δορυφόρους παραδοῦσα καὶ τὴν κεφαλὴν στέψασα τῷ διαδήματι, τῷ δὲ οἰκέτου σχῆμα περιέθηκεν· τὸν δέ τινα καλὸν εἶναι ἐκόσμησεν, τὸν δὲ ἄμορφον καὶ γελοῖον παρεσκεύασεν· παντοδαπὴν γάρ, οἶμαι, δεῖ γενέσθαι τὴν θέαν. πολλάκις δὲ καὶ διὰ μέσης τῆς πομπῆς μετέβαλε τὰ ἐνίων σχήματα οὐκ ἐῶσα εἰς τέλος διαπομπεῦσαι ὡς ἐτάχθησαν, ἀλλὰ μεταμφιέσασα τὸν μὲν Κροῖσον ἠνάγκασε τὴν τοῦ οἰκέτου καὶ αἰχμαλώτου σκευὴν ἀναλαβεῖν, τὸν δὲ Μαιάνδριον τέως ἐν τοῖς οἰκέταις πομπεύοντα τὴν τοῦ Πολυκράτους τυραννίδα μετενέδυσε. καὶ μέχρι μέν τινος εἴασε χρῆσθαι τῷ σχήματι· ἐπειδὰν δὲ ὁ τῆς πομπῆς καιρὸς παρέλθῃ, τηνικαῦτα ἕκαστος ἀποδοὺς τὴν σκευὴν καὶ ἀποδυσάμενος τὸ σχῆμα μετὰ τοῦ σώματος ἐγένετο οἷόσπερ ἦν πρὸ τοῦ γενέσθαι, μηδὲν τοῦ πλησίον διαφέρων
A me sembrava che la vita degli uomini assomigliasse a un grande corteo, che la Fortuna guidasse il coro e disponesse ciascuna, attribuendo ai partecipanti al corteo parti diverse e variopinte; infatti avendo preso uno per caso lo vesti' da re, mettendogli la tiara e assegnandogli guardie del corpo e incoronandogli la testa con un diadema, all'altro ha assegnato un aspetto da servo; a chi diede di essere bello, chi dispose brutto e ridicolo; infatti penso che bisogna che lo spettacolo sia multiforme. Spesso anche nel mezzo della processione mutò l ordine di alcuni, non lasciando che conducessero la processione alla fine, come erano stati collocati, ma mutando l abito a Creso, lo costrinse a indossare l abito dello schiavo e del prigioniero. E fino a un tempo lo lascio servirsi della maschera; ma quando il tempo adatto alla processione passò oltre, allora ognuno avendo restituito la veste ed essendosi spogliato della maschera insieme col corpo, diventò quale era prima di essere nato, non differendo in nulla dalla persona vicino.
versione da test di greco
La vita umana mi sembra simile ad un lungo corteo e la sorte è quella che dirige e dispone ogni cosa, assegnando di volta in volta ruoli diversi ed eterogenei ai partecipanti. Infatti, a seconda di come capita, uno lo prende e gli assegna onori regali conferendogli la tiara e assegnandogli guardie del corpo e mettendogli in testa una corona, mentre ad un altro assegna il ruolo di servo, un altro ancora dispone che sia bello, uno lo fa brutto e ridicolo; lo spettacolo infatti, secondo me, deve essere vario al massimo. Spesso anche nel mezzo dello svolgimento del corteo scambia i ruoli di alcuni non permettendo loro di continuare a procedere nel corteo fino alla fine così come erano stati sistemati all’inizio, e scambiando i ruoli a quello che è Creso fa assumere la parte da servo e prigioniero, mentre quel Meandrio che nel corteo ha il posto tra i servi lo investe della tirannide di Policrate e fino ad un certo momento lascia che indossi tale maschera; ma, quando arriva il momento giusto del corteo, allora ognuno, restituita la maschera e toltosi di dosso il ruolo insieme con il corpo, allora ridiventa quello che era prima, esattamente identico al suo vicino.
Versione ancora da altro libro
La vita umana, mi pare come una lunga processione. Fortuna è il cerimoniere che ordina e distribuisce gli uffici e le vesti: piglia uno che le viene innanzi, lo veste da re, gli mette la tiara in capo, lo circonda di guardie, lo corona d'un diadema; sopra un altro getta una tonacella da servo; a chi da un aspetto bello, a chi uno brutto e ridicolo, perché lo spettacolo dev'essere variato. Spesso nel mezzo della processione muta gli ordini, e fa scambiar vesti a taluni; spoglia Creso, e gli fa prendere abito di servo e di prigioniero; e Meandro, che era vestito da servo, ella lo riveste dei regali paramenti di Policrate, e glieli fa portare per qualche tempo. Finita la processione, ciascuno restituisce gli ornamenti, e si spoglia delle vesti e del corpo: e tutti ritornano come erano prima, l'uno indifferente dall'altro.
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Colloquio tra Farnabazo ed Agesilao
Versione di greco
traduzione dal libro Test di Greco
Μετὰ δὲ τοῦτο ἄρχεται λόγου ὁ Φαρνάβαζοϛ· καὶ γὰρ ἦν πρεσβύτεροϛ· «῏Ω Ἀγησίλαε καὶ πάντεϛ οἱ παρόντεϛ Λακεδαιμόνιοι, ἐγὼ ὑμῖν, ὅτε τοῖϛ Ἀθηναίοιϛ ἐπολεμεῖτε, φίλοϛ καὶ σύμμαχοϛ ἐγιγνόμην, καὶ τὸ μὲν ναυτικὸν τὸ ὑμέτερον χρήματα παρέχων ἰσχυρὸν ἐποίουν, ἐν δὲ τῇ γῇ αὐτὸϛ ἀπὸ τοῦ ἵππου μαχόμενοϛ μεθ’ ὑμῶν εἰϛ τὴν θάλατταν κατεδίωκον τοὺϛ πολεμίουϛ. Τοιοῦτοϛ δὲ γιγνόμενοϛ νῦν οὕτω ταπεινῶϛ ἔχω ὡϛ οὐδὲ δεῖπνον ἐστί μοι ἐν τῇ ἐμαυτοῦ χώρᾳ. Ἃ δέ μοι ὁ πατὴρ καὶ οἰκήματα καλὰ καὶ παραδείσουϛ καὶ δένδρων καὶ θηρίων μεστοὺϛ κατέλειπεν, ἐφ’ οἷϛ εὐφραινόμην, ταῦτα πάντα ὁρῶ τὰ μὲν κατακοπόμενα τὰ δὲ κατακαιόμενα.