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Ἐπειδὴ γὰρ Ἡρακλῆς μετήλλαξε τὸν βίον, θεὸς ἐκ θνητοῦ γενόμενος, κατὰ μὲν ἀρχὰς οἱ παῖδες αὐτοῦ διὰ τὴν τῶν ἐχθρῶν δύναμιν ἐν πολλοῖς πλάνοις καὶ κινδύνοις ἦσαν, τελευτήσαντος δ' Εὐρυσθέως κατῴκησαν ἐν Δωριεῦσιν. Ἐπὶ δὲ τρίτης γενεᾶς εἰς Δελφοὺς ἀφίκοντο, χρήσασθαι τῷ μαντείῳ περί τινων βουληθέντες. Ὁ δὲ θεὸς περὶ μὲν ὧν ἐπηρώτησαν οὐκ ἀνεῖλεν, ἐκέλευσεν δ' αὐτοὺς ἐπὶ τὴν πατρῴαν ἰέναι χώραν. κοπούμενοι δὲ τὴν μαντείαν εὕρισκον Ἄργος μὲν κατ' ἀγχιστείαν αὑτῶν γιγνό μενον, Εὐρυσθέως γὰρ ἀποθανόντος μόνοι Περσειδῶν ἦσαν καταλελειμμένοι, Λακεδαίμονα δὲ κατὰ δόσιν, ἐκβληθεὶς γὰρ Τυνδάρεως ἐκ τῆς ἀρχῆς, ἐπειδὴ Κάστωρ καὶ Πολυδεύκης ἐξ ἀνθρώπων ἠφανίσθησαν, καταγαγόντος αὐτὸν Ἡρακλέους δίδωσιν αὐτῷ τὴν χώραν διά τε τὴν εὐεργεσίαν ταύτην καὶ διὰ τὴν συγγένειαν τὴν πρὸς τοὺς παῖδας, Μεσσήνην δὲ δοριάλωτον ληφθεῖσαν, συληθεὶς γὰρ Ἡρακλῆς τὰς βοῦς τὰς ἐκ τῆς Ἐρυθείας ὑπὸ Νηλέως καὶ τῶν παίδων πλὴν ὑπὸ Νέστορος, λαβὼν αὐτὴν αἰχμάλωτον τοὺς μὲν ἀδικήσαντας ἀπέκτεινεν, Νέστορι δὲ παρακατατίθεται τὴν πόλιν, νομίσας αὐτὸν εὖ φρονεῖν ὅτι νεώτατος ὢν οὐ συνεξήμαρτεν τοῖς ἀδελφοῖς.
Poiché Eracle cambiò vita, essendo diventato dio da mortale, all'inizio i suoi figli, a causa della potenza dei nemici, si trovavano in molte peregrinazioni e pericoli. Ma dopo la morte di Euristeo, si stabilirono presso i Dori. Alla terza generazione giunsero a Delfi, volendo consultare l'oracolo su alcune decisioni. Il dio non rispose loro su ciò che chiedevano, ma ordinò loro di andare nella terra paterna. Riflettendo sull'oracolo, scoprirono che Argo era loro per diritto di sangue, poiché dopo la morte di Euristeo erano rimasti solo i Perseidi; Sparta invece era loro per dono, poiché Tindaro, cacciato dal potere dopo che Castore e Polluce erano scomparsi tra gli uomini, era stato riportato al trono da Eracle che gli aveva dato la terra sia per questo beneficio sia per la parentela con i figli. Messenia invece era stata presa con la forza: Eracle, infatti, essendo stato derubato da Neleo e dai suoi figli, ad eccezione di Nestore, delle vacche di Eritrea, dopo averla presa prigioniera uccise i colpevoli, ma affidò la città a Nestore, ritenendolo saggio perché, essendo il più giovane, non aveva peccato con i fratelli. (By Starinthesky)
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Atene rifugio per tutti i supplici
Versione greco Isocrate traduzione libro libro
sophia pagina 213 numero 118
Γνοιη δ' αν τις και τον τροπον και την ρωμην την της πολεως εκ των ικετειων ας ηδη τινες ημιν εποιησαντο. Τας μεν ουν η νεωστι γεγενημενας η περι μικρων ελθουσας παραλειψω: πολυ δε προ των Τρωικων, - εκειθεν γαρ δικαιον τας πιστεις λαμβανειν τους υπερ των πατριων αμφισβητουντας, - ηλθον οι θ' Ηρακλεους παιδες και μικρον προ τουτων Αδραστος ο Ταλασυ, βασιλευς ων Αργους, ουτος μεν εκ της στρατειας της επι Θηβας δεδυστυχηκως, και τους υπο τη Καδμεια τελευτησαντας αυτος μεν ου δυναμενος ανελεσθαι, την δε πολιν αξιων βοηθειν ταις κοιναις τυχαις και μη περιοραν τους εν τοις πολεμοις αποθνησκοντας αταφους γιγνομενους μηδε παλαιον εθος και πατριον νομον καταλυομενον, οι δ' Ηρακλεους παιδες φευγοντες την Ευρυσθεως εχθραν, και τας μεν αλλας πολεις υπερορωντες ως ουκ αν ουναμενας βοηθησαι ταις αυτων συμφοραις, την δ' ημετεραν ικανην νομιζοντες ειναι μονην αποδουναι χαριν υπερ ων ο πατηρ αυτων απαντας ανθρωπους ευεργετησεν.
Si possono conoscere la politica e la forza della nostra città dalle suppliche che già in passato ci sono state rivolte. Tralascerò quelle recenti e di poca importanza: molto prima della guerra di Troia (da qui, infatti, è giusto partire quando si cercano prove nella yradizione), vennero da noi i figli di Eracle e prima ancora Adrasto figlio di Talao, re di Argo. Costui aveva fallito nella spedizione contro Tebe e non poteva da solo raccogliere i morti sotto la rocca cadmea, e così chiese alla nostra città di portare aiuto in una sventura comune e non permettere che i morti in guerra restassero insepolti e un costume antico e una legge patria venissero aboliti. I figli di Eracle fuggivano l'odio di Euristeo e, disdegnando le altre città, che non avrebbero comunque potuto aiutarli, ritennero la nostra la sola in grado di mostrare gratitudine per i beni elargiti da loro padre a tutti gli uomini.
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Irritazione degli Ateniesi contro Pericle versione greco Tucidide traduzione libro Sophia pagina 108 numero 157
ἐπειδὴ δὲ περὶ Ἀχαρνὰς εἶδον τὸν στρατὸν ἑξήκοντα σταδίους τῆς πόλεως ἀπέχοντα, οὐκέτι ἀνασχετὸν ἐποιοῦντο, ἀλλ’ αὐτοῖς, ὡς εἰκός, γῆς τεμνομένης ἐν τῷ ἐμφανεῖ, ὃ οὔπω ἑοράκεσαν οἵ γε νεώτεροι, οὐδ’ οἱ πρεσβύτεροι πλὴν τὰ Μηδικά, δεινὸν ἐφαίνετο καὶ ἐδόκει τοῖς τε ἄλλοις καὶ μάλιστα τῇ νεότητι ἐπεξιέναι καὶ μὴ περιορᾶν. κατὰ ξυστάσεις τε γιγνόμενοι ἐν πολλῇ ἔριδι ἦσαν, οἱ μὲν κελεύ- οντες ἐπεξιέναι, οἱ δέ τινες οὐκ ἐῶντες. χρησμολόγοι τε ᾖδον χρησμοὺς παντοίους, ὧν ἀκροᾶσθαι ὡς ἕκαστος ὥρμητο. οἵ τε Ἀχαρνῆς οἰόμενοι παρὰ σφίσιν αὐτοῖς οὐκ ἐλαχίστην μοῖραν εἶναι Ἀθηναίων, ὡς αὐτῶν ἡ γῆ ἐτέμνετο, ἐνῆγον τὴν ἔξοδον μάλιστα. παντί τε τρόπῳ ἀνηρέθιστο ἡ πόλις, καὶ τὸν Περικλέα ἐν ὀργῇ εἶχον, καὶ ὧν παρῄνεσε πρότερον ἐμέμνηντο οὐδέν, ἀλλ’ ἐκάκιζον ὅτι στρατηγὸς ὢν οὐκ ἐπεξά- γοι, αἴτιόν τε σφίσιν ἐνόμιζον πάντων ὧν ἔπασχον. Περικλῆς δὲ ὁρῶν μὲν αὐτοὺς πρὸς τὸ παρὸν χαλεπαίνοντας καὶ οὐ τὰ ἄριστα φρονοῦντας, πιστεύων δὲ ὀρθῶς γιγνώσκειν περὶ τοῦ μὴ ἐπεξιέναι, ἐκκλησίαν τε οὐκ ἐποίει αὐτῶν οὐδὲ ξύλλογον οὐδένα, τοῦ μὴ ὀργῇ τι μᾶλλον ἢ γνώμῃ ξυνελθόντας ἐξαμαρτεῖν, τήν τε πόλιν ἐφύλασσε καὶ δι’ ἡσυχίας μάλιστα ὅσον ἐδύνατο εἶχεν.
Quando videro l'esercito ad Acarne, a sessanta stadi dalla citta, credettero passati i limiti della sopportazione. Naturalmente appariva enorme che il paese fosse devastato sotto i loro occhi: spettacolo ancora ignoto ai giovani, e dai vecchi veduto solo al tempo delle guerre persiane. Tutti - e specialmente i giovani - ritenevano che si dovesse uscire incontro al nemico, e non stare a vedere. Ci si riuniva in gruppi ove si accendevano fiere dispute: gli uni esigendo che ci si battesse, gli altri opponendovisi. Gli indovini recitavano ogni genere di predizioni, secondo gli umori degli ascoltanti. Gli Acarnesi, che ritenevano di costituire, essi, una parte molto importante della popolazione ateniese, insistevano per una sortita con particolare accanimento, giacché si devastava la loro terra. La città era in preda a ogni sorta di esasperazione, e le ire si avventavano su Pericle. Travolti in pieno oblio i suoi suggerimenti di prima, lo vituperavano perché egli - stratego - non li conduceva a combattere, e su lui rovesciavano la responsabilità di tutti i guai che erano caduti loro addosso. Pericle - vedendo la loro eccitazione sotto l'influenza del momento, e che non erano nelle migliori condizioni di spirito, fermamente convinto, d'altra parte, che non si dovesse affrontare il nemico - non convocò il popolo in assemblea né a riunione alcuna, perché, adunandosi nel caldo della passione senza essere padroni del loro discernimento, non commettessero qualche errore. Prendeva misure di difesa per la città, e vi manteneva la massima calma possibile.
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Va apprezzato tutto ciò che tende al giusto
versione greco Platone traduzione LIBRO
SOPHIA pagina 72 numero 100
ἀλλ' ἐν τοσούτοις λόγοις τῶν ἄλλων ἐλεγχομένων μόνος οὗτος ἠρεμεῖ ὁ λόγος, ὡς εὐλαβητέον ἐστὶν τὸ ἀδικεῖν μᾶλλον ἢ τὸ ἀδικεῖσθαι, καὶ παντὸς μᾶλλον ἀνδρὶ μελετητέον οὐ τὸ δοκεῖν εἶναι ἀγαθὸν ἀλλὰ τὸ εἶναι, καὶ ἰδίᾳ καὶ δημοσίᾳ: ἐὰν δέ τις κατά τι κακὸς γίγνηται, κολαστέος ἐστί, καὶ τοῦτο δεύτερον ἀγαθὸν μετὰ τὸ εἶναι δίκαιον, τὸ γίγνεσθαι καὶ κολαζόμενον διδόναι δίκην: καὶ πᾶσαν κολακείαν καὶ τὴν περὶ ἑαυτὸν καὶ τὴν περὶ τοὺς ἄλλους, καὶ περὶ ὀλίγους καὶ περὶ πολλούς, φευκτέον: καὶ τῇ ῥητορικῇ οὕτω χρηστέον ἐπὶ τὸ δίκαιον ἀεί, καὶ τῇ ἄλλῃ πάσῃ πράξει.
. E fra tanti ragionamenti, mentre gli altri sono stati confutati, questo è l'unico che resti saldo, ossia che bisogna guardarsi dal commettere ingiustizia più che dal subirla, e che, più di ogni altra cosa, l'uomo deve cercare non di apparire ma di essere buono, sia in privato sia in pubblico; e se uno faccia qualcosa di male, egli deve essere punito, e questo è il secondo bene dopo l'essere giusto, vale a dire il diventarlo e scontare la propria colpa subendo il castigo. E ogni lusinga, sia verso se stesso sia verso gli altri, sia verso pochi sia verso molti, deve essere evitata; e della retorica bisogna servirsi sempre in funzione della giustizia, e così di ogni altra pratica.
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Socrate e Critone discutono su quello
che è il migliore encomio
versione greco Platone traduzione libro sophia
ΣΩΚΡΑΤΗΣ Φέρε δή, πῶς αὖ τὰ τοιαῦτα ἐλέγετο; Γυμναζόμενος ἀνὴρ καὶ τοῦτο πράττων πότερον παντὸς ἀνδρὸς ἐπαίνῳ καὶ ψόγῳ καὶ δόξῃ τὸν νοῦν προσέχει, ἢ ἑνὸς μόνου ἐκείνου ὃς ἂν τυγχάνῃ ἰατρὸς ἢ παιδοτρίβης ὤν; ΚΡΙΤΩΝ Ἑνὸς μόνου. ΣΩΚΡΑΤΗΣ Οὐκοῦν φοβεῖσθαι χρὴ τοὺς ψόγους καὶ ἀσπάζεσθαι τοὺς ἐπαίνους τοὺς τοῦ ἑνὸς ἐκείνου ἀλλὰ μὴ τοὺς τῶν πολλῶν. ΚΡΙΤΩΝ Δῆλα δή. ΣΩΚΡΑΤΗΣ Ταύτῃ ἄρα αὐτῷ πρακτέον καὶ γυμναστέον καὶ ἐδεστέον γε καὶ ποτέον, ᾗ ἂν τῷ ἑνὶ δοκῇ, τῷ ἐπιστάτῃ καὶ ἐπαΐοντι, μᾶλλον ἢ ᾗ σύμπασι τοῖς ἄλλοις. ΚΡΙΤΩΝ Ἔστι ταῦτα.
SO. Ma dimmi, come allora si dicevano le cose di questo genere? Un uomo che si dedica alla ginnastica e che pratica questa attività presta attenzione all'elogio e al biasimo e all'opinione di qualsiasi uomo o di quell'unico solo che si trovi ad essere medico o allenatore? CR. Di quell'unico solo. SO. Dunque bisogna temere i rimproveri e gradire gli elogi di quell'unico e non quelli dei più. CR. Evidentemente. SO. Dunque egli deve agire e allenarsi e mangiare e bere in quel modo in cui sembri opportuno a quell'unico, all'esperto e intenditore, piuttosto che nel modo in cui (sembri opportuno) a tutti quanti gli altri. CR. È così