Πάλιν δὲ Σωκράτης ἐρωτώμενος ἡ ἀνδρεία πότερον... γενέσθαι, ταῦτα καὶ μανθάνειν καὶ μελετᾶν”.
(Versione tratta da Senofonte)

Una una volta, domandato(gli – a Socrate) quale delle due cose fosse il coraggio, una cosa da imparare o una cosa congenita. "Io suppongo", - disse " che, come un corpo nasce più potente di un (altro) corpo, verso le fatiche, così anche un'anima per natura diventa più solida di (un'altra) anima verso le sventure (lett le cose terribili). Io vedo infatti che allevati nelle stessi leggi e costumi molto sono diversi (si distinguono) per coraggio fra di loro. Ritengo che ogni carattere con l'apprendimento (μάθησις -εως, ἡ) e con l'allenamento (αὐξάνω inf pres mp) cresca rispetto al coraggio. Infatti è chiaro che Sciti e Traci non avrebbero potuto (τολμήσειαν, ottativo aor att 3a pl di τολμάω) osare di lottare accanitamente contro i Lacedemoni (gli Spartani) avendo preso scudi e aste; è evidente che gli Spartani non volessero lottare né contro i Traci con scudi leggeri e con dardi né contro gli Sciti con archi. io invece vedo che gli uomini riguardo a tutte le altre cose per essendo diversi l'uno dall'altro per carattere [si comportano] allo stesso contribuendo spontaneamente con molta sollecitudine. Da queste cose è chiaro che bisogna che tutti, sia quelli naturalmente più disposti (superlativo εὐφυής), sia quelli più deboli per natura, se vogliono diventare degni di considerazione, apprendano ed esercitino queste cose.
(By Vogue)