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Hercules Iovis et Alcmenae filius erat. Etiam infans in cunabulis iaciebat...enim semper Herculis res gestae celebratae sunt.
Ercole era figlio di Giove e Alcmena. Ancora piccolo giaceva nella culla, quando Giunone, ostile ad Alcmena, inviò ad Ercole due orribili serpenti; ma gli animali feroci furono catturati e soffocati intrepidamente dal fanciullo divino. Poi il fanciullo crebbe e prese le sembianze di un uomo meraviglioso. A quel tempo orrendi e crudeli mostri spaventavano la Grecia e vessavano senza speranza di salvezza: l'intera regione fu liberata grazie all'incredibile forza e al grande coraggio da parte di Ercole. Pertanto l'uomo meritò le lodi eterne della posterità. Da tutti i popoli della Grecia furono infatti sempre celebrate le gesta di Ercole.
(by Maria D.)
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Olim ferox leo, ingens animalium rex, in silvestribus locis dormiebat. Forte parvus celerque mus leonis nasum offendit et beluă e somno excitata est....
Una volta il leone feroce, il grande re degli animali, dormiva nei luoghi boscosi. Per caso un topo piccolo e veloce urtò il naso del leone e la belva fu svegliata dal sonno. Subito il leone afferrò con il piede il povero topo. Ma l'infelice bestiola supplicò con voce umile: "Leone, celebre e nobile signore degli animali, rendimi la libertà! Sii clemente! Avrò per te un'eterna riconoscenza!". Allora il leone provò pietà e liberò il topolino. Dopo pochi mesi il leone cadde nei lacci dei cacciatori: l'intera selva era colma dei ruggiti della fiera. I tristi lamenti della belva furono uditi dal topolino. La bestiola subito volò verso il povero leone e con i denti aguzzi rosicchiò i complicati nodi dei lacci. Così il topo liberò il leone e ricambiò il favore.
(By Maria D. )
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Atticus honores non petiit, cum eos parvi existimaret. Ad hastam publicam numquam accessit nullius rei neque praes neque manceps fuit;...
Attico non aspirò agli onori (non cercò gli onori), reputandoli di poco valore. Non si accostò mai ad un'asta pubblica, non fu garante né compratore di alcuna cosa; non accusò nessuno né sotto proprio nome e né sottoscrivendo, non tenne alcuna causa in tribunale. Accettò le cariche amministrative di molti consoli e pretori così, da essere soddisfatto dell'onore e da disprezzare il vantaggio del patrimonio familiare. Tutti, stimandolo di grandissimo valore, sapevano che la liberalità di costui non era né opportunistica né scaltra. Egli stesso conservava nell'eterno ricordo i favori di alcuni; in verità egli stesso serbava nella mente, quelle cose che aveva attribuito, per tutto il tempo che quello che aveva ricevuto era grato.
(By Maria D. )
Complementi di stima : Parvi, Maximi
Cum narrativo: cum eos parvi existimaret
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La famosa seccessione della plebe
versione latino dal libro Ianos e dal libro Scrinium
traduzione versione dal libro Ianus pagina 123 numero 5
Quando a Roma fu intrapresa una guerra contro i Volsci, gli uomini della plebe, oppressi per i debiti, rifiutarono di arruolarsi. Allora i senatori promisero che dopo la guerra sarebbero stati sul punto di portare rimedio senza di loro. Ma portata a termine la guerra quello che aveva promesso il senato non (lo) attuò. Allora i plebei adirati con i patrizi, si allontanarono sul monte sacro, nella Sabinia. Ma poiché un nuovo esercito di nemici minacciava un'altra volta Roma, il senato non poteva provveedere alla salvezza della cittadinanza per mancanza di soldati. Allora infine i Patrizi temendo per le loro proprietà, capirono che non potevano salvare lo stato senza I Plebei. Allora uno solo, Mecenio Agrippo, uomo con grande eloquenza e prudente con quel suo discorso preciso convinse gli uomini Plebei a tornare a Roma. Da quel giorno, infatti, furono promulgati leggi consacrate e furono creati due tribuni della plebe.
traduzione stesso titolo dal libro Scrinium
Quando fu intrapresa la guerra contro i Volsci a Roma, tutti i plebei oppressi dai debiti rifiutarono di arruolarsi. Allora i senatori promisero che dopo la guerra avrebbero portato un rimedio alla loro povertà. Ma, finita la guerra, il senato non ottemperò a quanto promesso. Allora i plebei, adirati contro i patrizi, si ritirarono sul monte sacro in sabinia. Ma minacciando di nuovo l'esercito dei nemici roma, il senato non poteva provvedere per la mancanza di soldati alla salvezza della città. Allora i patrizi, temendo per loro stessi e le loro cose, capirono di non poter salvare la patria senza l'aiuto della plebe. Spinti dunque dalla necessità, mandarono alcuni senatori in sabinia per trattare della cosa con la plebe. Ma un uomo solo Menenio Agrippa, uomo fornito di grande eloquenza e prudenza, con un suo (apologo) sul corpo e sulle membra, persuase i plebei a tornare a roma. Da questo tempo vennero promulgate leggi consacrate e vennero creati due tribuni della plebe.