Ellenisti numero 5 pagina 258

Ει τι φωραθειη αμαρτανων, εδει τουτον βωμον τινα των εν τη πολει κυκλω περιιεναι, ψογον αδοντα πεποιημενον ... ωπερ και ο αμαρτων.

Se qualcuno fosse stato colto in errore, doveva girare intorno ad un altare della città, intonando un canto (di rimprovero) creato contro se stesso: cioè (non doveva fare) niente altro che punire sé stesso da solo. E i giovani non solo rispettavano i propri padri ed erano loro sottomessi, ma si curavano di tutti i più anziani anziani, sia cedendo loro il passo, sia alzandosi dal posto, sia tacendo in loro presenza. Anche per questo, non come nelle altre città, ciascuno comandava sui suoi figli e su quelli del vicino, sui servi e sui beni propri e su quelli del vicino, allo scopo di vivere in comune il più possibile e di preoccuparsene come se fossero sua proprietà. Un fanciullo punito da qualcuno se riferiva al padre di essere stato punito da qualcuno, era una vergogna per il padre che ascoltava se non vi aggiungeva altre percosse. ...

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