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Ifigenia salvata dalla dea Artemide
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Diatribe
TRADUZIONE
Quando una spedizione verso troia ormeggiava nel porto di aulide, Artemide mandò venti opposti, infatti Agamennone uccise una cerva con dardi e per questo recò offesa alla dea. L'indovino Calcante predisse che era necessario sacrificare Ifiginia, la figlia del re, che allora era nell'accampamento. Gli strateghi dei greci si consigliarono e ordinarono al padre di sacrificare la fanciulla, come la dea ordinò. Agamennone dunque obbediente all'oracolo del dio stava già per sacrificare la figlia, quando i soldati vedono una cerva presso l'altare l'indovino subito sacrificò quella invece di Ifigenia. infine la dea avendo condotto la fanciulla verso la tauride, salvò la fanciulla dalla morte.
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Giuramento a Platea
VERSIONE DI GRECO di Licurgo
TRADUZIONE dal libro Diatribè
TRADUZIONE
"Non stimerò di più il vivere della libertà, nella battaglia non fuggirò, ma nella schieramento sempre rimarrò, difendendo la mia patria e non abbandonerò i condottieri né vivi né morti, seppellirò tutti i caduti alleati nella battaglia. E avendo vinto in guerra i barbari non lascerò distrutta nessuna delle città alleate della Grecia, ma riscuoterò la decima da tutte le città che erano con i barbari e non ricostruirò nessuno dei templi abbattuti dai barbari, ma li lascerò ai posteri come ricordo dell'empietà dei barbari".
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Paride arbitro della bellezza
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Diatribe
Inizio: Ω Ηρα, ουκ επι δωροις μεν τα ημετερα·αλλ' απιδι· πεπραξεται γαρ απερ αν
fine: ουκουν, ω αφροδιτη επι τουτοις διδωμι το μηλον, επι τουτοις λαμβανε. Paride.
O Era Io non faccio questo per doni. Ma ritírati: si farà quello che è dovere. E tu, avvicínati, o Minerva.
Minerva. Eccomi a te. Se tu, o Paride, sentenzierai che la bella son io, non sarai mai vinto in battaglia, e ne uscirai sempre glorioso: io ti farò pro’ guerriero, e vincitore.
Paride. Non fanno per me, o Minerva, le guerre e le battaglie: ora come vedi, tutto è pace in Frigia ed in Lidia, ed il regno di mio padre è tranquillo. Non temere però, né sarai tenuta da meno, benchè io non giudico per doni. Ma rivèstiti, e riponti l’elmo: ho veduto a bastanza. Venga ora Venere.
Venere. Son qui a te vicino. Rimirami tutta a parte a parte, non tralasciar nulla, contempla le membra ad uno ad uno; ed ascoltami un poco, o bel giovane. Come prima io t’ho veduto così giovane e bello, che non so se in tutta Frigia ci sia uno eguale a te, io ho detto: o che bel garzone! peccato che tu non lasci queste rupi e questi sassi, e non vivi in una città, e fai appassire tanta bellezza in questo deserto! Che piaceri hai tu tra questi monti? che godono della tua bellezza i buoi? A te stava bene di tôrre una donna, non di queste rozze e salvatiche che sono sull’Ida, ma una Greca d’Argo, o di Corinto, o di Sparta, come sarebbe Elena, giovane e bella, né punto da meno di me, e tutta amorosa. Ella se pur ti vedesse, ti dico io, lascerebbe tutto e si darebbe a te, e ti seguirebbe, e vorrebbe star sempre teco. Certamente anche tu avrai udito parlare di lei.
Paride. Niente, o Venere: ed ora con piacere t’udirei se tu me ne parlassi, e mi contassi ogni cosa.
Venere. Ella è figliuola di Leda, di quella bella, alla quale Giove discese mutato in cigno.
Paride. E che aspetto ha ella?
Venere. Ella è bianca, perché nata di un cigno; ella è delicata, perché nutrita in un uovo; spesso va nuda, e si esercita nella palestra: ed è di così fina e ricercata bellezza, che fece nascere una guerra, quando ancor tenerella fu rapita da Teseo. Come prima giunse a fiorire donzella, tutti i migliori Achei vennero a cercarne le nozze, e fra tutti fu scelto Menelao, sangue de’ Pelopidi. Se tu vuoi, io te la darò in moglie.
Paride. Ma come? S’ella è d’altrui.
Venere. Sei troppo giovane, e rozzo. So io come aggiustar ogni cosa.
Paride. E come? vo’ saperlo anch’io.
Venere. Tu anderai in Grecia, e farai vista di viaggiare: quando sarai giunto a Sparta, Elena ti vedrà: da quel punto sarà cura mia ch’ella s’innamori di te, e ti segua.
Paride. Questo mi pare incredibile, che ella abbandoni il marito, e voglia venirsene con un barbaro, con un forestiero.
Venere. Non darti pensiero di questo. Io ho due bei figliuoli, Cupido ed Amore, e te li darò a compagni del viaggio. Amore si porrà tutto in lei, e la costringerà ad amarti; e Cupido verserà su di te tutti i suoi vezzi, e ti renderà desiderabile ed amabile: verrò io stessa in aiuto, e mi accompagneranno le Grazie: e così tutti insieme la farem persuasa.
Paride. Chi sa come questo avverrà, o Venere! Ma io già mi sento acceso di cotesta Elena, e, non so come, parmi di vederla: già navigo diritto in Grecia, e vo a Sparta, e me ne ritorno menando meco la donna. Oh quanto mi tarda che tutto questo succeda!
Venere. Ma tu non sarai amato, o Paride, se prima col tuo giudizio non mi farai conciliatrice e pronuba di queste nozze. Conviene che io ci venga vittoriosa per festeggiare le nozze e la vittoria. Tutto puoi acquistare con cotesto pomo, l’amore, la bellezza, le nozze.
Paride. Temo che dopo il giudizio non ti scorderai di me.
Venere. Vuoi ch’io tel giuri?
Paride. No; ma promettilo un’altra volta.
Venere. Io ti prometto di darti Elena in moglie, di accompagnarti a lei, e di tornare con entrambi in Ilio; io ci sarò, e farò ogni cosa per voi.
Paride. Ed Amore, e Cupido, e le Grazie le condurrai?
Venere. Non dubitare: anche il Desio e l’Imeneo io ci menerò.
Paride. A questo patto io do a te il pomo; a questo patto prendilo.
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Tirteo
VERSIONE DI GRECO di Polieno
TRADUZIONE dal libro Diatribe
TRADUZIONE
Tirteo, stando i lacedemoni sul punto di schierarsi in battaglia contro i Lacedemoni e volendo vincere piuttosto che morire in guerra, affinché ognuno fosse riconosciuto dai cittadini durante il recupero dei cadaveri, incidendo il nome della scitalla, e portando sulla mano sinistra, volendo colpire i Messeni che avevano compreso ciò ordinò che i disertori non osservassero i Loti.
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Le amazzoni versione di greco di Isocrate
TRADUZIONE DA VARI LIBRI DI TESTO
Dato che la Grecia era ancora povera (senza risorse), infatti i Traci si recavano nella nostra regione con Eumalpo di Poseidone, gli Sciiti con le amazzoni, figlie di Ares, non, odiando nello stesso tempo del tutto la stirpe dei greci, poiché si erano create delle accuse contro di loro, ritenevano da quel modo di aver corso un pericolo per quella città, di dominare su tutti in una sola volta. Non ebbero sicuramente successo, ma fecero scontrare ii nostri contro gli antenati, arrecando ugualmente danni come se avessero combattuto contro tutti gli uomini. Si dice che nessuna delle Amazzoni come (tutti) coloro che andarono (in quella guerra) nessuna tornò indietro.
Traduzione dal libro DIATRIBè
infatti poiché la Grecia era ancora povera, i Traci andavano nella nostra regione con Eumalpo di Poseidone, gli Sciiti con le amazzoni, le figlie di Ares, non nello stesso tempo, odiando del tutto la stirpe dei greci, essendo nate personalmente accuse contro di loro, consideravano da quel modo di aver corso un pericolo per quella città, di dominare su tutti in una sola volta. Non ebbero certamente successo, ma fecero scontrare gli unici nostri contro gli antenati, danneggiando ugualmente come se avessero combattuto contro tutti gli uomini. Si dice che delle Amazzoni come di coloro che andarono nessuno tornò indietro