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Vilicae quae sunt officia curato faciat; si eam tibi dederit dominus uxorem, esto contentus; ea te metuat facito; ne nimium luxuriosa siet; vicinas aliasque mulieres quam minimum utatur neve domum neve ad sese recipiat; ad coenam ne quo eat neve ambulatrix siet; rem divinam ni faciat neve mandet qui pro ea faciat iniussu domini aut dominae: scito dominum pro tota familia rem divinam facere. Munda siet: villam conversam mundeque habeat; focum purum circumversum cotidie, priusquam cubitum eat, habeat. Kal. , Idibus, Nonis, festus dies cum erit, coronam in focum indat, per eosdemque dies lari familiari pro copia supplicet. Cibum tibi et familiae curet uti coctum habeat. Gallinas multas et ova uti habeat. Pira arida, sorba, ficos, uvas passas, sorba in sapa et piras et uvas in doliis et mala struthea, uvas in vinaciis et in urceis in terra obrutas et nuces Praenestinas recentes in urceo in terra obrutas habeat. Mala Scantiana in doliis et alia quae condi solent et silvatica, haec omnia quotannis diligenter uti condita habeat. Farinam bonam et far suptile sciat facere.
Stia bene attento a quelli che sono i compiti della moglie del fattore: se te l'ha data in moglie il padrone, sii contento di lei e fà in modo che ti tema. Perchè non si lasci attrarre troppo da lusinghe, abbia meno rapporti possibile con le altre donne che sono vicine e non le faccia entrare in casa o le faccia stare accanto a lei. Non vada a cena fuori, né abbia l'abitudine di passeggiare. Non compia lei stessa riti religiosi, né tramite altre persone senza l'ordine del padrone o della padrona: sappia che a pensare agli dei per tutti è il padrone. Sia pulita e tenga la casa in ordine e pulita: badi a rassettare il focolare, prima di andare a dormire. Alle Kalende, alle Idi, alle None, quando ci sarà un giorno di festa getti una corona sul fuoco e, nei medesimi giorni, preghi il Lare Familiare perché dia abbondanza. Abbia cura di preparare del cibo cotto per te e per gli schiavi. Abbia molte galline, uova, pere essiccate, sorbe, fichi e uva passita. Sappia fare la farina di buona qualità e il farro sottile
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Bona vilica luxuriosa non erit. Vicinas in villa non recipiet neque ambulabit extra villam neque foris cenabit. Sacras cerimonias iniussu dominae non faciet. Munda erit: villam dispositam mundamque habebit. Deis pro copia familiae supplicabit. Gallinas multas habebit, uvas et sapam in cella vinaria servabit. Epulas familiae parabit et farinam bonam sciet facere.
La buona fattoressa (contadina) non sarà lussuriosa; nella fattoria non riceverà le vicine e non andrò fuori dalla fattoria e non andrà a cena fuori. La padrona non farà senza ordine (del padrone credo sia sottinteso) le cerimonie sacre. Sarà pulita: e terrà (la fattoria) ordinata e pulita. Pregherà gli dei per l'abbondanza della famiglia, avrà molte galline, conserverà uve e mosto nella camera vinaria. preparerà i pasti per la famiglia e saprà fare una buona farina
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Est interdum praestare mercaturis rem quaerere nisi tam periculosum sit et item fenerari si tam honestum sit. Maiores nostri sic habuerunt et ita in legibus posiverunt furem dupli condemnari feneratorem quadrupli; quanto peiorem civem existimarent fenatorem quam furem hinc licet existimare. Et virum bonum quom laudabant ita laudabant: bonum agricolam bonumque colonum; amplissime laudari existimabatur qui ita laudabatur. Mercatorem autem strenuum studiosumque rei quaerendae existimo verum ut supra dixi periculosum et calamitosum; at ex agricolis et viri fortissimi et milites strenuissimi gignuntur maximeque pius quaestus stabilissimusque consequitur minimeque invidiosus minimeque male cogitantes sunt qui in eo studio occupati sunt. Nunc, ut ad rem redeam, quod promisi institutum principium hoc erit.
Talvolta può essere preferibile tentar la fortuna nei commerci, se la cosa non fosse così soggetta a rischio, e anche prestare a usura, se la cosa fosse altrettanto onorevole. Ma i nostri avi ritennero e fissarono per legge che il ladro fosse condannato al doppio e l'usuraio al quadruplo. Da questo possiamo giudicare quanto peggiore cittadino fosse per loro l'usuraio in paragone del ladro. E per lodare un galantuomo lo lodavano come buon contadino e buon agricoltore; e chi veniva così lodato, si riteneva che avesse la più grande delle lodi. Il commerciante io lo giudico, certo, un uomo attivo e teso al profitto, ma – come ho detto – esposto ai rischi e alle disgrazie. Dai contadini invece nascono gli uomini più forti e i più validi soldati: è là che si realizza il più giusto guadagno, il più saldo, il meno esposto al malanimo altrui, e chi è occupato in questa attività è alieno più di ogni altro da cattivi pensieri. Ora, per tornare all'argomento che mi son ripromesso di trattare, questo (ne) sarà l'inizio; e dunque passo a trattare
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Danda opera ut potissimum sub radicibus montis silvestris villam ponat, ubi pastiones sint laxae, item ut contra ventos, qui saluberrimi in agro flabunt. Quae posita est ad exortos aequinoctiales, aptissima, quod aestate habet umbram, hieme solem. Sin cogare secundum flumen aedificare, curandum ne adversum eam ponas; hieme enim fiet vehementer frigida et aestate non salubris. Advertendum etiam, siqua erunt loca palustria, et propter easdem causas, et quod crescunt animalia quaedam minuta, quae non possunt oculi consequi, et per aera intus in corpus per os ac nares perveniunt atque efficiunt difficilis morbos. Fundanius, Quid potero, inquit, facere, si istius modi mi fundus hereditati obvenerit, quo minus pestilentia noceat? Istuc vel ego possum respondere, inquit Agrius; vendas, quot assibus possis, aut si nequeas, relinquas. At Scrofa, Vitandum, inquit, ne in eas partes spectet villa, e quibus ventus gravior afflare soleat, neve in convalli cava et ut potius in sublimi loco aedifices, qui quod perflatur, siquid est quod adversarium inferatur, facilius discutitur. Praeterea quod a sole toto die inlustratur, salubrior est, quod et bestiolae, siquae prope nascuntur et inferuntur, aut efflantur aut aritudine cito pereunt.
Devi fare in modo di edificare la villa ai piedi di un monte, (perchè essi sono luoghi) silvestri, dove ci siano abbondanti pascoli ), e a favore dei venti, che soffiano, in quella zona, apportando influssi molto benefici. La condizione ottimale è che la villa si rivolga. nella zona dove sorge il sole; perché durante la stagione estiva gode dell'ombra, del sole (e) durante la stagione invernale. Se invece ti trovi costretto ad edificarla nelle vicinanze di un fiume, devi porre attenzione di non innalzarla giusto di fronte ad esso: infatti, durante l'inverno la villa risulterà intollerabilmente fredda, ed'estate in condizioni non proprio salubri. Si deve prestare attenzione al fatto che non ci siano luoghi paludosi perché - quando (i luoghi paludosi) vanno incontro alla siccità fioriscono certi animaletti, che l'occhio non può discernere che s'introducono nel corpo attraverso gli orifizi della bocca e del naso e vi introducono pericolose malattie. Fundanio controbatté: "E che potrei fare nel caso (se) ricevessi siffatte cose per limitare eventuali infezioni? E Agrio rispose: "Sono in grado di rispondere anche a questa cosa: "vendilo ad un prezzo per quante monete tu puoi, oppure - nel caso in cui tu non ci riesca - ti conviene rinunciare del tutto. E Scrofa continuò: "Bisogna evitare che la villa sia esposta verso quelle zone dalle quali in generale soffia un vento piuttosto pesante, o che sorga in una valle incassata tra monti, e ti conviene costruirla piuttosto in collina (o generalmente: in un luogo elevato), luogo in cui - vista la ventilazione cui è esposto se soffiaa un vento pestilenziale, viene più facilmente dissolto. Inoltre, essendo esposto al sole per l'intero arco della giornata, è più salubre, poiché anche animaletti, che eventualmente vi nascono e vi giungono nei pressi, ne vengono uccisi o muoiono rapidamente a causa dell'arsura.
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Mos antea senatoribus Romae fuit in curiam cum praetextatis filiis ingredi. Quodam die, cum in senatu res maior quaepiam consultata ... unus Papirius, cui postea cognomentum datur Praetextatus ob tacendi loquendique prudentiam in aetate praetextae.
Un tempo i senatori a Roma avevano l’usanza di entrare nella curia con i figli vestiti della toga pretesta. Un giorno, quando nel senato fu messa in discussione una questione piuttosto importante e fu prorogata al giorno seguente, si stabilì che nessuno riferisse quella questione, di cui avevano discusso, prima che fosse stata deliberata. Allora, la madre del giovane Papirio, che era stato nella curia con suo padre, domandò al figlio di che cosa i senatori avessero fatto nel senato. Il ragazzo rispose che la cosa doveva esser tenuta segreta e che non era consentito che fosse riferita. Ma la donna era troppo curiosa di sapere; la segretezza della cosa e il silenzio del ragazzo stimolavano il suo animo ad indagare: chiese, dunque, con più insistenza e con più forza. Allora il ragazzo, poiché la madre lo incalzava, escogitò una bugia arguta e divertente. Disse che in senato si era discusso su che cosa fosse più utile per lo stato: se un solo uomo avesse due mogli o se una sola donna fosse sposata con due uomini. Quando la madre sentì questo, il suo animo si turbò, uscì di casa tremante e andò a parlare con le altre matrone. Il giorno dopo una folla di madri di famiglia andò in senato: piangendo e supplicando chiesero che una sola donna potesse avere due mariti piuttosto che un solo uomo avesse due mogli. I senatori che entravano nella curia guardavano stupefatti quel comportamento stravagante delle donne. Allora il giovane Papirio, fattosi avanti nel centro della curia, raccontò per filo e per segno che cosa sua madre avesse chiesto con insistenza di sentire, che cosa lui avesse detto alla madre e tutto il fatto. Il senato lodò l'affidabilità e lo spirito del ragazzo e stabilì che da quel momento in poi i ragazzi non potessero entrare nella curia con i senatori, a eccezione del solo Papirio, a cui successivamente fu dato il soprannome Pretestato per la grande capacità di tacere e di parlare nell’età della toga pretesta