Aeneas, occiso Turno, rerum potitus esse traditur; postea, cum Rutulos bello pcrsequi instiluisset, illos sibi ex Etruria auxilium Mczcntii regis Agillaeorum imploravisse ferunt. Tum Aenean, qucxi copiis erat inferior, multis rebus, quae necessario tuendae erant, in urbem componalis, castra sub Lavinio collo-cavisse ipsum et, electo ad dimicandum tempore, copias in aciem produxisse circa Numici fluminis stagnimi narrant. Ibi cum acerrime dimicaretur, subitis turbinibus infiammato aere, repente caelo tantum imbrium effusum est, tonitrubus edam consecutis flammanimque fulgoribus, ut omnium non oculi modo praestringerentur, veruni edam mentes quoque confusae essent; cumque universis utriusque partis vincendi cupiditas inesset, nihilominus in illa tempestatis subitae confusione interceptum Aeneam nus-quam deinde comparuisse ferunt. /Traditur autem ripa depulsus forte in fluvium decidisse; dein postea, apertis fugatisque nubibus, cum serena facies effulsi&set, creditum est eum caelo assumptum esse neque Teucros pigiaim esse mortis sui ducis. Aeneas tamen postea ab Ascanio et quibusdam aliis visus esse adfirmatur super Numici ripam eo liabitu armisque quibus in proelium processerat.
Enea, ucciso Turno, si dice che s’impadronì del potere; poi, avendo stabilito di incalzare con la guerra i Rutuli, narrano che quelli abbiano chiesto per sé dall’Etruria l’aiuto di Mezenzio re degli Agilli. Narrano che allora Enea, poiché era inferiore per truppe, avendo portato in città molte cose, che si dovevano custodire per necessità, egli stesso abbia posto l’accampamento sotto Lavinio e, scelto il momento per combattere, abbia condotto l’esercito in campo vicino l’acqua del fiume Numico. Ivi combattendo in modo molto accanito, infiammatasi l’aria con improvvisi vortici, d’un tratto dal cielo si precipitò un cosi grande temporale, seguiti con tuoni e fulgori di fiamme, che non solo si abbagliavano gli occhi di tutti, ma anche le menti per ciò si offuscarono; essendo in tutte due le parti il desiderio di vincere, narrano quindi che Enea portato via in quella confusione dell’improvvisa tempesta non apparve più in nessun luogo. Si tramanda poi che respinto dalla riva per caso cadde nel fiume; quindi poi, apertesi e fugate le nubi, poiché brillò un sereno aspetto si credette che lui fosse stato assunto in cielo ne che ai Teucri fosse dispiaciuta la morte del proprio comandante. Tuttavia poi si afferma che Enea da Ascanio e da alcuni altri fu visto sulla riva del Numico con quell’atteggiamento e con le armi con cui era uscito in battaglia.