Ὑμεῖς γάρ μοι ἀναγκαῖοι. Οὓς γὰρ ἐχρῆν τῷ μὲν τεθνεῶτι τιμωροὺς γενέσθαι, ἐμοὶ δὲ βοηθούς, οὗτοι τοῦ μὲν τεθνεῶτος φονῆς γεγένηνται, ἐμοὶ δ' ἀντίδικοι καθεστᾶσι. Πρὸς τίνας οὖν ἔλθῃ τις βοηθούς, ἢ ποῖ τὴν καταφυγὴν ποιήσεται ἄλλοθι ἢ πρὸς ὑμᾶς καὶ τὸ δίκαιον; Θαυμάζω δ' ἔγωγε καὶ τοῦ ἀδελφοῦ, ἥντινά ποτε γνώμην ἔχων ἀντίδικος καθέστηκε πρὸς ἐμέ, καὶ εἰ νομίζει τοῦτο εὐσέβειαν εἶναι, τὸ τὴν μητέρα μὴ προδοῦναι. Ἐγὼ δ' ἡγοῦμαι πολὺ ἀνοσιώτερον εἶναι ἀφεῖναι τοῦ τεθνεῶτος τὴν τιμωρίαν, ἄλλως τε καὶ τοῦ μὲν ἐκ προβουλῆς ἀκουσίως ἀποθανόντος, τῆς δὲ ἑκουσίως ἐκ προνοίας ἀποκτεινάσης.
4 Voi infatti siete i miei parenti. Quelli infatti che era necessario fossero i vendicatori del morto e un aiuto per me, sono diventati gli uccisori del morto e si sono posti come avversari a me nel processo. Da quali difensori dovrebbe andare uno, o dove altro troverà un rifugio se non presso di voi e la giustizia? 5 Io certo mi meraviglio anche di mio fratello, con quale intenzione mai si sia costituito come avversario contro di me, e se pensa che questo sia devozione filiale, non tradire la madre. Io penso invece che sia molto più empio lasciar perdere la punizione di chi è morto, soprattutto di chi è morto suo malgrado per premeditazione, invece di chi ha ucciso volontariamente di proposito.