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Populus Romanus primum sub regibus fuit; deinde propter iniuria Tarquini illatam Lucretiae, expulsis regibus, tutelam sui consulibus, praetoribus, tribunis plebis commisit. Deinde, tribuniciis sedationibus agitatus, abdicatis omnibus magistratibus, decenviros legum ferendarum et rei publicae constituendae causa paravit. Horum quoque dominationem et libidinem detestatus, rursus ad consules reddit, donec, exoetis bellis civilibus inter Caesarem et Pompeium et oppressa per vim libertate, sub unius Caesaris potestatem redacta sunt omnia. Ex eo tempore perpetua Caesarum dictatura dominatur.
Traduzione
Il Popolo Romano dapprima fu governato dai re; poi a causa diell'ingiuria di Tarquinio procurataa a Lucrezia, scacciati i re, affidò il proprio governo ai consoli, ai pretori, ai tribuni della plebe. poi aizzato dalle rivolte dei tribini, ripudiati tutti i magistrati, dispose i decenviri per fare le leggi e per costituire la repubblica. Esecrata anche la sovranità e la brama di questi, ritorna di nuovo ai consoli, fino a che, nate le guerre civili tra Cesare e Pompeo e oppressa la libertà con la violenza, furono tutti riuniti sotto l'egida di un solo Cesare Da quel momento fu dominato per sempre sotto la dittatura dei Cesari.
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Apolloniae in Epiro in monte de terra exit flamma; sub monte in campo sunt lacus aquae pleni; cum manibus plauditur, ab aqua ingentibus bullis pix emanat; Ambraciae Iovis templum est, unde ad inferos descensus est. Sycione in Achaia in foro aedes Apollinis est; in aede sunt posita Agamemnonis clipeus et gladius, Ulixes lorica, Teucri sagittae et arcus, Penelopae tela, remi Argonautarum cum gubernaculis. In Caria est fanum Veneris in ora maritima; ibi est lucerna, super candelabrum posita, lucens ad mare sub divo, quae neque vento extinguitur neque pluvia aspergitur. Magnesiae apud Sipylum columnae sunt quattuor; inter columnas est Victoria ferrea pendens sine ullo vinculo, quae ne vehementi vento quidem movetur. Ecbatanis in Media domus est Cyri regis, aedificata lapidibus candidis et nigris, aureis laminis vinctis.
Ad Apollonia in Epiro, in una montagna dalla terra esce il fuoco; sotto il monte, in un campo, ci sono laghi pieni di acqua; quando si applaude (quando si battono le mani), dall’acqua vien fuori della pece in molte bolle; ad Ambracia vi è il tempio di Giove, da dove è sceso agli inferi. A Sicione in Acaia nel foro vi è il tempio di Apollo; nel tempio sono custoditi lo scudo e la spada di Agamennone, la corazza di Ulisse, gli archi e le frecce di Teucro, la tela di Penelope, i remi degli Argonauti con i timoni. Nella Caria sulla costa vi è il santuario di Venere; qui vi è una lucerna, messa sopra un candelabro, lucente allo scoperto verso il mare, che non viene spenta né dal vento né è inzuppata dalla pioggia. A Magnesia presso Sifilo vi sono 4 colonne; fra le colonne c’è una Vittoria di ferro pendente senza nessun vincolo, che non è mossa nemmeno dal vento forte. A Ecbatana in Media vi è la casa del re Ciro, edificata con pietre bianche e nere, unite da lamine d’oro
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inizio: Orbis terrarum qui sub caelo est quattuor regionibus incolitur. Una pars eius est in qua nos ... Fine: ... in Siculo Aeoliae octo; in Gallico Stoechades tres; in Syrtibus Cercina et Menix et Girba.
Il mondo che è sotto il cielo è abitato in 4 regioni. Una sua parte è quella in cui abitiamo noi; l'altra, opposta a questa, e coloro che la abitano si chiamano antictoni; e inferiori a queste due poste dalla parte opposta di queste, e quelli che le abitano si chiamano antipodi. Il mondo che noi abitiamo si divide in tre parti, e (ha) altrettanti nomi: Asia, che è tra il Tanai e il Nilo; la Libia, che è tra il Nilo e il golfo gaditano; l'Europa è fra lo stretto e il Tanai. In Asia i popoli più famosi (sono): Indi, Seri, Persiani, Medi, Parti, Arabi, Bitini, Frigi, Cappadoci, Cilici, Siri e Lidi. In Europa i popoli più famoisi (sono): Sciti, Sarmati, Germani, Daci, Mesi, Traci, Macedoni, Dalmati, Pannoni, Illiri, Spagnoli, Greci, Italici, Galli. In Libia i popoli più famoisi (sono): Etiopi, Mauri, Numidi, Punici, Getuli, Garamanti, Nasamoni, Egizi. I monti più famosi del mondo sono: il Caucaso in Scizia, l'Emodo in India, il Libano in Siria, l'Olimpo in Macedonia, l'Imetto in Attica, il Taigeto nella zona di Sparta, il Citerone e l'Elicona in Beozia, il Parnaso in Focide, l'Acroceraunia in Epiro, il Menalo in Arcadia, l'Apennino in Italia, l'Erice in Sicilia, le Alpi tra la Gallia e l'Italia, i Pirenei tra la Gallia e la Spagna, l'Atlante in Africa, il Calpe sullo stretto dell'Oceano. I fiumi più famosi del mondo: l'Indo, il Gange e l'Idaspe in India, l'Arasse in Armenia, il Termodonte e il Fasi in Colchide, il Tanai in Scizia, lo Strimone e l'Ebro in Tracia, lo Sperchio in Tessaglia, l'Ermo e il Pattolo che producono oro, il Meandro e il Caistro in Lidia, il Cidno in Cilicia, l'Oronte in Siria, il Simoenta e lo Xanto in Frigia, l'Eurota a Sparta, l'Alfeo in Elide, il Ladone in Arcadia, l'Achelao e l'Inaco in Epiro, la Sava e il Danubio che è soprannominato anche Ister in Mesia, l'Eridano e il Tevere in Italia, il Timavo in Illiria, il Rodano in Gallia, l'Ebro e il Beti in Spagna, il Bagrada in Numidia, il Tritone in Getulia, il Nilo in Egitto, il Tigri e l'Eufrate in Partia, il Reno in Germania. Le isole più famose: nel Mare Nostrum (Mediterraneo) dodici: Sicilia, Sardegna, Creta, Cipro, Eubea, Lesbo, Rodi, due Baleari, Ebuso, Corsica, Cadice; nell'Oceano: ad oriente Tabropane, a occidente la Britannia, a settentrione Tule, a meridione le Isole Fortunate; oltre a questo nel mar Egeo (ci sono) undici Cicladi: Delo, Giaro, Micono, Andro, Paro, Olearo, Teno, Cito, Melo, Nasso, Donusa; oltre a queste (ci sono) innumerevoli Sporadi, e tra le altre le più famose (sono) Egine, Salamina, Coo, Chio, Lemno, Samotracia; nel (mar) Ionio: le Echinadi, le Strofadi, Itaca, Cefalonia, Zacinto; nell'Adriatico circa mille Cratee; nel (mar) di Sicilia otto Eolie; nel (mar) Gallico tre Stecadi; nel (mar) dei Sirti Cercina e Menice e Girba.
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Praeter duodecim signa potentissima sidera in caelo sunt: Septemtriones duo, maior et minor, qui numquam merguntur ideoque navium cursus regunt. Quorum alter Cynosura dicitur, alter Bootes, idem Arcturus. Orion, qui magnitudine sua dimidiam caeli obtinet partem. Pliades, quae latine Virgiliae dicuntur. Hyades, quae a nobis Subuculae dicuntur; quarum ortus et occasus a nautis et ab agricolis observantur. Canicula, cuius vis praecipue solstitio est. Stellae potentissimae in caelo sunt septem: Saturnus, Sol, Luna, Mars, Mercurius, Iuppiter, Venus. Quae a Graecis planetae, a nobis erraticae dicuntur, quia ad arbitrium suum vagantur et motu suo hominum fata regunt.
Nel cielo oltre le 12 costellazioni ci sono potentissimi poteri: le due orse, minore e maggiore, che mai sono nascoste e perciò guidano la rotta delle navi. tra queste una viene chiamata Cinosura, l'altra Boote, e anche, nello steso tempo Arturo. Orione, che con la sua grandezza occupa metà parte del cielo. Le Pleiadi, che in latino sono dette Virgilie. Le Iadi, che sono chiamate da noi Subucule; e di queste il sorgere e il tramonto è osservato da coltivatori e da marinai. La Canicola, la cui energia è nel solstizio. Le costellazioni più importanti sono 7: Saturno, Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere. Le quali sono chiamate dai greci pianeti, da noi stelle mobili, poiché non seguono un’orbita ben definita e che, col proprio moto, influenzano il destino degli uomini.
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Olim ingentes divitias patricii Romae possidebant, civitatem arroganter administrantes. Graves autem labores a plebeis tolerabantur, quia gravia vectigalia pendebant, et pauperrimi ergo erant: ita plebeiorum vita ardua et difficilis erat. Ideo, postquam urbem relinquere statuerant, in montem Sacrum secesserunt, ibique parva castra aedificaverunt, ita cogitantes: “Divitum agros non seremus, agris messes non dabuntur, patricii panem non habebunt et in inopi condicione erunt. Nos, contra, frumentum hic seremus et panem habebimus. Ita a patriciis plebis preces audientur”. Tum, postquam patricii legatos ad plebem miserant, legati, supplici voce dicentes, senatorum verba plebeiis renuntiaverunt: “In urbem remeate! Patricii iusti erunt, vestra aera aliena remittent, lucra in aequas partes divident. ” Tum plebeii audax consilium deponunt, Romam remeantes, patricii promissa solvunt civesque Romani concordiam recipiunt.
Traduzione
Una volta i patrizi di Roma possedevano ingenti ricchezze, mentre amministravano arrogantemente la città. I lavori pesanti, invece, erano sostenuti dai plebei, poiché pagavano elevate tasse ed erano, dunque, poverissimi. Così la vita dei plebei era ardua e difficile. Per questo motivo, dopo aver stabilito di abbandonare la città, si ritirarono sul monte Sacro, e là edificarono piccoli accampamenti, così pensando: “Non semineremo i campi dei ricchi, le messi son saranno prodotte dai campi, i patrizi non avranno il pane e saranno in una condizione povera. Noi, al contrario, semineremo qui il frumento e avremo il pane. Così le preghiere della plebe saranno ascoltate dai patrizi. ” Allora, dopo che i patrizi avevano mandato ambasciatori alla plebe, gli ambasciatori, pronunciando con voce supplichevole, riferirono le parole dei senatori ai plebei: “Ritornate in città! I patrizi saranno giusti, condoneranno i vostri debiti, divideranno in eque parti il guadagno”. Allora i plebei abbandonano la temeraria decisione, ritornando a Roma. I patrizi rispettano le promesse e i cittadini romani recuperano la concordia.