Urbis Romae exterarumque gentium facta simul ac dicta memoratu digna apud alios latius diffusa sunt quam ut breviter cognosci possint, ab inlustribus electa auctoribus digerere (deligere) constitui, ut documenta sumere volentibus longae inquisitionis labor absit. nec mihi cuncta conplectendi cupido incessit: quis enim omnis aevi gesta modico voluminum numero conprehenderit, aut quis compos mentis domesticae peregrinaeque historiae seriem felici superiorum stilo conditam vel adtentiore cura vel praestantiore facundia traditurum se speraverit? te igitur huic coepto, penes quem hominum deorumque consensus maris ac terrae regimen esse voluit, certissima salus patriae, Caesar, inuoco, cuius caelesti providentia virtutes, de quibus dicturus sum, benignissime fouentur, uitia severissime vindicantur.
I fatti e, insieme, i detti memorabili dei Romani e dei popoli stranieri, che altri scrittori trattarono in maniera troppo estesa perché potessero essere rapidamente conosciuti, volli trascegliere dagli autori illustri e disporre ordinatamente, per evitare, a chi volesse compulsare tali fonti, la fatica di una lunga ricerca. Né mi sono fatto prendere dalla bramosia di abbracciare tutti i fatti: in realtà chi potrebbe mai condensare in pochi rotoli le imprese di ogni tempo o chi, in senno, oserebbe sperare di riferire la serie delle imprese patrie o straniere, descritte in uno stile affascinante, con maggior cura o con felicità di espressione superiore a quella dei classici? Te, dunque, o Cesare, nelle cui mani il consenso degli uomini e degli dèi volle che fosse riposta la suprema direzione del mare e della terra, sicuro presidio della patria, chiamo a sostegno di questa mia opera; te, dalla cui divina preveggenza sono incoraggiate le virtù che saranno materia del mio libro e ben severamente puniti i vizi.