Servio Tullio regnante, cuidam patri familiae in agro Sabino praecipuae magnitidinis et eximiae formae vacca nata est. Quam oraculorum certissimi auctores a dis immortalibus editam dixerunt, ut, quisquis eam Aventinensi Dianae immolasset, eius patria totius terrarum orbis imperium obtineret. Laetus hac re, dominus bovem, summa cum festinatione Romam actam, in monte Aventino ante aram Dianae costituit, sacrificio Sabinis regimen humani generis daturus. De qua re antistes templi certior factus religionem hosit intulit, ne victimam caederet primus quam proximi amnis se aqua abluisset. Eo alveum Tiberis petente, vaccam ipse immolavit et urbem nostram tot civitatum, tot gentium dominam pio sacrificii furto reddidit.
Durante il regno di Servio Tullio, a un tale padre di famiglia, nacque nella campagna sabina una vacca, di notevole dimensione e di magnifico aspetto. E Gli interpreti più attendibili di oracoli, dissero che era stata data mandata dagli dei immortali, affinché chiunque l'avesse immolata alla dea Diana dell'Aventino, ebbene la sua patria ottenesse il potere di tutte le terre del mondo. Felice di ciò, il padrone portata in gran fretta la vacca a Roma, si fermò sul monte Aventino dinnanzi all'altare di diana, per dare ai Sabini, il potere sul genere umano, mediante il sacrificio. Il sacerdote del tempio, informato De del fatto, insinuò nell'ospite lo scrupolo religioso, che non uccidesse la vittima, prima di averla purificata con l'acqua del vicino fiume. Egli stesso, mentre quello raggiungeva il letto del Tevere, immolò la vacca e con il pio furto del sacrificio rese la nostra città padrona di tante nazioni e tanti popoli.