Uno etiam nunc domestico exemplo adiecto in alienis luctibus orationi meae vagari permittam. Q. Marcius Rex, superioris Catonis in consulatu collega, filium summae pietatis et magnae spei et, quae non parua calamitatis accessio fuit, unicum amisit, cumque se obitu eius subrutum et eversum videret, ita dolorem altitudine consilii coercuit, ut a rogo iuvenis protinus curiam peteret senatumque, quem eo die lege habere oportebat, conuocaret. quod nisi fortiter maerorem ferre scisset, unius diei lucem inter calamitosum patrem et strenuum consulem neutra in parte cessato officio partiri non potuisset.

Aggiungerò ora un solo esempio patrio, per concedere, quindi, al mio racconto di soffermarsi su luttuose vicende straniere. Quinto Marco Rege, collega di Catone il Vecchio nel consolato, perse un figlio estremamente riguardoso, ricco di promesse e - colmo di sventura - unico; ma pur vedendosi sconvolto e distrutto dalla sua morte, frenò con nobile determinazione il suo dolore così che, subito dopo aver lasciato il rogo del giovine, si diresse alla Curia e convocò il senato, secondo che occorreva per legge in quel giorno. Ché, se non avesse saputo sopportare coraggiosamente la sua pena, non avrebbe potuto dividere lo spazio di un sol giorno, tra la parte di padre sventurato e quella di console valoroso senza venir meno a nessuno di questi due doveri.