Aristoteles autem Callisthenen auditorem suum ad Alexandrum dimittens monuit cum eo aut quam rarissime aut quam iucundissime loqueretur, quo scilicet apud regias aures vel silentio tutior vel sermone esset acceptior. at ille, dum Alexandrum Persica Macedonem salutatione gaudentem obiurgat et ad Macedonicos mores invitum revocare benivole perseverat, spiritu carere iussus seram neglecti salubris consilii paenitentiam egit. Idem Aristoteles de semet ipsos in neutram partem loqui debere praedicabat, quoniam laudare se vani, vituperare stulti esset. eiusdem est utilissimum praeceptum ut voluptates abeuntes consideremus. quas quidem sic ostendendo minuit: fessis enim paenitentiaeque plenis animis nostris subicit, quo minus cupide repetantur.
ARISTOTELE -Versione di latino di Valerio massimo
LIBRO Exedra versione n. 156 pagina 187
Lo stesso Aristotele insegnava che di sé non bisogna mai parlare né in bene né in male, perché lodarsi è da sciocchi, offendersi da stolti. Anche suo è l'utilissimo precetto di considerare momentanei i piaceri. La dimostrazione, con la quale toglie ad essi ogni valore, è da lui fatta nel senso che, offrendoli al nostro animo stanco e pentito, ne sentiamo meno il desiderio. Aristotele, sul punto di congedare il suo discepolo Callistene che si recava presso Alessandro, lo ammonì a parlare con lui assai poco o nella maniera più piacevole che gli fosse possibile, naturalmente per riuscire agli orecchi del re o più sicuro nel suo silenzio o più gradito nelle sue parole. Quello, invece, poiché rimproverò ad Alessandro di compiacersi, lui macedone, di essere riverito alla maniera persiana e continuò benevolmente a richiamarlo alle usanze macedoni contro la voglia del re, ricevette l'ordine di suicidarsi ed ebbe a pentirsi troppo tardi di aver trascurato quel saggio consiglio.