Hic spiritus ne M. quidem Catonis pueritiae defuit: nam cum in domo M. Drusi avunculi sui educaretur, et ad eum tribunum pl. Latini de civitate inpetranda convenissent, a Q. Poppedio Latii principe, Drusi autem hospite, rogatus ut socios apud avunculum adiuvaret, constanti vultu non facturum se respondit. iterum deinde ac saepius interpellatus in proposito perstitit. tunc Poppedius in excelsam aedium partem levatum abiecturum inde se, nisi precibus obtemperaret, minatus est: nec hac re ab incepto moveri potuit. expressa est itaque illa vox homini: 'gratulemur nobis, Latini et socii, hunc esse tam parvum, quo senatore ne sperare quidem nobis civitatem licuisset'. tenero ergo animo Cato totius curiae gravitatem percepit perseverantiaque sua Latinos iura nostrae civitatis adprehendere cupientes reppulit. Idem, cum salutandi gratia praetextatus ad Sullam venisset et capita proscriptorum in atrium adlata vidisset, atrocitate rei commotus paedagogum suum nomine Sarpedonem interrogavit quapropter nemo inveniretur, qui tam crudelem tyrannum occideret: cumque is non voluntatem hominibus, sed facultatem deesse, quod salus eius magno praesidio militum custodiretur, respondisset, ut ferrum sibi daret obsecravit, adfirmando perfacile se eum interfecturum, quod in lecto illius considere soleret. paedagogus et animum Catonis agnovit et propositum exhorruit eumque postea ad Sullam excussum semper adduxit.
Questo intento d'animo fu anche presente nella fanciullezza di Catone: infatti mentre veniva educato in casa di suo zio M. Druso, e poiché si radunarono i Latini presso quello tribuno del popolo per ottenere il diritto di cittadinanza, pregato da Q. Poppedio principe del Lazio, ospite anche di Druso, che aiutasse i compagni presso lo zio, con sguardo deciso rispose che non l'avrebbe fatto. E di nuovo e più volte sollecitato persistette nell'intenzione. Allora Poppedio sollevatolo nella parte più alta della casa quindi minacciò che lo avrebbe gettato giù se non obbedisse alle preghiere: né per questo fatto fu possibile rimuovere dal proposito. Perciò fu strappata all'uomo quella frase: " ci rallegriamo, Latini e compagni, che costui è tanto piccolo, che essendo senatore, non avremmo potuto sperare il diritto di cittadinanza. " Dunque Catone con animo sensibile comprese l'importanza dell'intera curia e con la sua fermezza scacciò i Latini desiderosi di prendere i diritti della nostra cittadinanza. La stessa cosa, essendo andato vestito di pretesta da Silla per far visita e avendo visto le teste dei proscritti portate nell'atrio, commosso dall'atrocità del fatto interrogò il suo pedagogo di nome Sarpedone perché non si trovasse alcuno che uccidesse un tal crudele tiranno: avendo egli risposto che non mancava la volontà agli uomini, ma la possibilità, perché la sua incolumità era custodita da una grande scorta di soldati, pregò che gli desse un pugnale, affermando che lo avrebbe ucciso molto facilmente, perché soleva sedere nel letto di quello. Il pedagogo conobbe l'animo di Catone e temette il proposito e poi sempre condusse da Siila dopo averlo frugato.