Interim Metellus, cum acerrume rem gereret, clamorem hostilem a tergo accepit, dein convorso equo animadvortit fugam ad se vorsum fieri; quae res indicabat popularis esse. Igitur equitatum omnem ad castra propere misit ac statim C. Marium cum cohortibus sociorum, eumque lacrumans per amicitiam perque rem publicam obsecrat, ne quam contumeliam remanere in exercitu victore neve hostis inultos abire sinat. Ille brevi mandata efficit. At Iugurtha munimento castrorum impeditus, cum alii super vallum praecipitarentur, alii in angustiis ipsi sibi properantes officerent, multis amissis in loca munita sese recepit. Metellus, infecto negotio, postquam nox aderat, in castra cum exercitu revortitur.

Intanto Metello, mentre gestiva gli eventi con quanto maggior accanimento possibile, udì il clamore nemico alle spalle, poi dopo aver voltato il cavallo, si accorse che la fuga avveniva verso di lui, cosa che indicava che si trattava dei populares. Dunque mandò prontamente tutta la cavalleria nell’accampamento. e subito dopo Gaio Mario con le coorti degli alleati; con le lacrime agli occhi lo scongiura, in nome dell'amicizia e della repubblica, di non permettere che l'onore di un esercito vittorioso sia infangato e che il nemico si allontani impunito. Mario esegue al più presto gli ordini. Ma Giugurta, impacciato dalle fortificazioni del campo, perché alcuni precipitavano sul vallo e altri, accalcandosi nei punti più stretti, si ostacolavano a vicenda, si ritirò con molte perdite in luoghi fortificati. Metello, senza aver raggiunto il suo scopo, venuta ormai la notte, ritorna al campo con l'esercito.