Equidem ego sic apud meum animum statuo: cuicumque in sua civitate amplior illustriorque locus quam aliis est, ei magnam curam esse rei publicae. Nam ceteris salva urbe tantummodo libertas tuta est; qui per virtutem sibi divitias, decus, honorem pepererunt, ubi paulum inclinata res publica agitari coepit, multipliciter animus curis atque laboribus fatigatur: aut gloriam aut libertatem defensat, omnibus locis adest, festinat, quanto in secundis rebus florentior fuit, tanto in adversis asperius magisque anxie agitat. Igitur plebs senati sicut corpus animo oboedit eiusque consulta exsequitur, patres consilio valere decet, populo supervacanea est calliditas. At hoc tempore homines nobiles, quorum animos socordia atque ignavia invasit, per superbiam cunctis gentibus moderantur.

Sono forte in vero di questa convinzione i cittadini che rispetto ad altri, occupano una posizione più ragguardevole ed importante nello Stato, hanno a cuore il bene dello Stato (a loro sono... = dativi di possesso). Per gli altri, in effetti, salvezza dello Stato significa, soltanto, preservare la propria libertà coloro che invece si sono guadagnati ricchezze, decoro, onore in virtù del proprio valore, non appena lo Stato è un pò malfermo comincia ad esser vittima di agitazioni, i'animo subito si lascia prendere da ansia per le preoccupazioni e le responsabilità (e) prende a difendere la propria gloria e la propria libertà, è onnipresente, sollecito quant'era la sua floridezza in tempi felici, tanta è, in tempi bui, la sua preoccupazione e la sua ansia. E dunque, a plebe mostra obbedienza al senato così come il corpo al proprio cuore, ed esegue le sue decisioni: al senato spetta un atteggiamento giudizioso; un atteggiamento malaccorto controproducente inutile per il popolo. Inoltre, in tale circostanza i nobili (e) il'animo dei quali l'ndolenza e l'ignavia ha minato pongono freni all'intera popolazione grazie al la propria superbia.