Mάχεσθαι μὲν ἴσως ἀναγκαῖον ἦν, ὥσπερ ἐν πύλαις τῆς Ἀσίας, περὶ τῆς εἰσόδου καὶ ἀρχῆς· τοῦ δὲ ποταμοῦ τὸ βάθος καὶ τὴν ἀνωμαλίαν καὶ τραχύτητα τῶν πέραν ὄχθων, πρὸς οὓς ἔδει γίνεσθαι τὴν ἀπόβασιν μετὰ μάχης, τῶν πλείστων δεδιότων, ἐνίων δὲ καὶ τὸ περὶ τὸν μῆνα νενομισμένον οἰομένων δεῖν φυλάξασθαι (Δαισίου γὰρ οὐκ εἰώθεισαν οἱ βασιλεῖς τῶν Μακεδόνων ἐξάγειν τὴν στρατιάν), τοῦτο μὲν ἐπηνωρθώσατο, κελεύσας δεύτερον Ἀρτεμίσιον ἄγειν· τοῦ δὲ Παρμενίωνος, ὡς ὀψὲ τῆς ὥρας οὔσης, οὐκ ἐῶντος ἀποκινδυνεύειν, εἰπὼν αἰσχύνεσθαι τὸν Ἑλλήσποντον, εἰ φοβήσεται τὸν Γρανικὸν διαβεβηκὼς ἐκεῖνον, ἐμβάλλει τῷ ῥεύματι σὺν ἴλαις ἱππέων τρισκαίδεκα· καὶ πρὸς ἐναντία βέλη καὶ τόπους ἀπορρῶγας ὅπλοις καταπεφραγμένους καὶ ἵπποις ἐλαύνων, καὶ διὰ ῥεύματος παραφέροντος καὶ περικλύζοντος, ἔδοξε μανικῶς καὶ πρὸς ἀπόνοιαν μᾶλλον ἢ γνώμῃ στρατηγεῖν.
Era necessario combattere, non appena alle porte dell'Asia per l'entrata e per il potere. Ma la maggior parte degli ufficiali macedoni temevano la profondità del fiume, l'irregolarità e l'asprezza della riva contrapposta, cui bisognava di necessità giungere con la battaglia, ed alcuni anche erano del parere che si dovessero rispettare quanto era nella tradizione per quel mese (infatti nel mese di Daisio i re dei macedoni non erano soliti portare il loro esercito fuori dalla patria) (Alessandro) ovviò a questa difficoltà ordinando di dare a quel mese il nome di "secondo Artemisio); invece Parmenione non volle che si muovesse all'attacco perché ormai era tardi, egli si buttò nella corrente con tredici squadroni di cavalieri affermando che si sarebbe vergognato dell'Ellesponto se dopo averlo attraversato, ora avesse avuto paura del Grandico. Davvero sembrò che egli agisse come un pazzo guidato da sconsideratezza più che da razionalità nel muovere contro le frecce avversarie verso luoghi scoscesi, presidiati da fanti e cavalieri, in mezzo a una corrente che lo trascinava sommergendolo.