Dopo un momento di crisi Pericle ritorna al potere
versione greco Plutarco traduzione libro dialogoi

τῆς δὲ πόλεως πειρωμένης τῶν ἄλλων στρατηγῶν εἰς τὸν πόλεμον καὶ ῥητόρων, ὡς δ' οὐδεὶς βάρος ἔχων ἰσόῤῥοπον οὐδ' ἀξίωμα πρὸς τοσαύτην ἐχέγγυον ἡγεμονίαν ἐφαίνετο, ποθούσης ἐκεῖνον καὶ καλούσης ἐπὶ τὸ βῆμα καὶ τὸ στρατήγιον, ἀθυμῶν καὶ κείμενος οἴκοι διὰ τὸ πένθος ὑπ' Ἀλκιβιάδου καὶ τῶν ἄλλων ἐπείσθη φίλων προελθεῖν. ἀπολογησαμένου δὲ τοῦ δήμου τὴν ἀγνωμοσύνην πρὸς αὐτόν, ὑποδεξάμενος αὖθις τὰ πράγματα καὶ στρατηγὸς αἱρεθεὶς ᾐτήσατο λυθῆναι τὸν περὶ τῶν νόθων νόμον, ὃν αὐτὸς εἰσενηνόχει πρότερον, ὡς μὴ παντάπασιν ἐρημίᾳ διαδοχῆς τὸν οἶκον ἐκλίποι τοὔνομα καὶ τὸ γένος. εἶχε δ' οὕτω τὰ περὶ τὸν νόμον. ἀκμάζων ὁ Περικλῆς ἐν τῇ πολιτείᾳ πρὸ πάνυ πολλῶν χρόνων, καὶ παῖδας ἔχων, ὥσπερ εἴρηται, γνησίους, νόμον ἔγραψε μόνους Ἀθηναίους εἶναι τοὺς ἐκ δυεῖν Ἀθηναίων γεγονότας. ἐπεὶ δὲ τοῦ βασιλέως τῶν Αἰγυπτίων δωρεὰν τῷ δήμῳ πέμψαντος τετρακισμυρίους πυρῶν μεδίμνους ἔδει διανέμεσθαι τοὺς πολίτας, πολλαὶ μὲν ἀνεφύοντο δίκαι τοῖς νόθοις ἐκ τοῦ γράμματος ἐκείνου τέως διαλανθάνουσι καὶ παρορωμένοις, πολλοὶ δὲ καὶ συκοφαντήμασι περιέπιπτον. πράθησαν δ' οὖν ἁλόντες ὀλίγῳ πεντακισχιλίων ἐλάττους, οἱ δὲ μείναντες ἐν τῇ πολιτείᾳ καὶ κριθέντες Ἀθηναῖοι μύριοι καὶ τετρακισχίλιοι καὶ τεσσαράκοντα τὸ πλῆθος ἐξητάσθησαν. ὄντος οὖν δεινοῦ τὸν κατὰ τοσούτων ἰσχύσαντα νόμον ὑπ' αὐτοῦ πάλιν λυθῆναι τοῦ γράψαντος, ἡ παροῦσα δυστυχία τῷ Περικλεῖ περὶ τὸν οἶκον, ὡς δίκην τινὰ δεδωκότι τῆς ὑπεροψίας καὶ τῆς μεγαλαυχίας ἐκείνης, ἐπέκλασε τοὺς Ἀθηναίους, καὶ δόξαντες αὐτὸν νεμεσητά τε παθεῖν ἀνθρωπίνων τε δεῖσθαι συνεχώρησαν ἀπογράψασθαι τὸν νόθον εἰς τοὺς φράτορας, ὄνομα θέμενον τὸ αὑτοῦ.

La città mise alla prova per la guerra gli altri strateghi e politici, ma nessuno dimostrava di aver peso proporzionato alla situazione ed un prestigio che si confacesse a tale carica: allora (la città) sentì la nostalgia di Pericle e lo chiamò alla tribuna e alla sede del governo. Egli se ne stava a casa affranto per il dolore, Alcibiade a altri amici lo persuasero a presentarsi. Il popolo si scusò dell'ingratitudine dimostrata nei suoi riguardi, ed egli assunse nuovamente le funzioni di governo; eletto stratego chiese che venisse abrogata la legge sui figli illegittimi che egli stesso aveva proposto in un tempo precedente perché per mancanza di eredi non si estinguesse del tutto il suo nome e la stirpe. Per questa legge le cose andarono così. Quando Pericle era all'apogeo della sua attività politica, parecchio tempo prima e come si è detto aveva figli legittimi, propose una legge per la quale si dovevano considerare ateniesi soltanto i figli di due ateniesi. Quando il re d'Egitto mandò in dono agli ateniesi quarantamila medimni di grano e bisognava dividerlo tra i cittadini in forza di quella legge furono intentati molti processi agli illegittimi che fino a quel momento non erano noti per tali e non davano nell'occhio, e molti furono accusati da sicofanti. Furono dunque presi e venduti come schiavi non meno di 5000 individui, mentre quelli di cui fu riconosciuta la piena cittadinanza e furono giudicati ateniesi furono 14040. Era dunque grave che una legge applicata contro tante persone fosse poi abrogata dallo stesso proponente, ma la sventura familiare di Pericle che in un certo senso aveva pagato quella sua superbia e fierezza colpì gli ateniesi cui sembrava che egli fosse vittima di una nemesi e che meritasse umanità: perciò gli concessero di inscrivere tra i frateri il figlio illegittimo con il suo nome.