M. Licinio L. Calpurnio consulibus, malum improvisum cladem ingentium bellorum aequavit. Nam, Atilius quidam, cum apud Fidenam amphitheatrum aedificare incipit, ut spectaculum gladiatorium celebraret, nec solida fecit fundamenta nec firmis nexibus ligneam compagem superstruxit: id enim negotium sordidae mercedis gratia improbissime susceperat. Effusius adfluxerunt, propter loci propinquitatem, omnis aetatis homines, spectaculorum avidi, viri ac mulieres. Ergo gravior fuit pernicies cum moles, hominibus conferta, extra et intus corruit preacepsque traxit atque operuit homines spectaculo intentos aut apud circum adstantes. Complures, ruina oppressi, illico mortem occubuerunt et cruciatum effugerunt. Miserrimi fuerunt autem qui, abrupta parte corporis, adhuc vivebant, diem noctemque ululatibus et gemitu coniuges liberosque invocantes. Iam cetari, maxime fama excitati, pavidi quaerebant inter ruinas alius fratrem, alius propinquum, alius parentes. Ut obruta compages omnino dimota fuit, ab omnibus ad exanimos concurritur. Quinquaginta hominum milia eo casu debilitata vel obtrita sunt. Atilius in exsilium actus est.

Sotto i consoli M Licinio e L Calpurnio, un male improvviso eguagliò la strage delle ingenti guerre. Infatti, un certo Atilio quando iniziò ad edificare l'anfiteatro presso Fidene, per celebrare lo spettacolo dei gladiatori, non rese solide le fondamenta né edificò sopra alle solide giunture la compagine di legno: infatti aveva sostenuto molto disonestamente tale attività per una sordida ricompensa. Affluirono più disordinatamente, per la vicinanza del luogo, gli uomini di ogni età, desiderosi dello spettacolo, uomini e donne. Dunque la rovina fu più grave nel momento in cui la mole, colma di uomini, crollò all'interno e all'esterno e si trascinò a precipizio e coprì gli uomini intenti allo spettacolo o che stavano presso il circo. Parecchi, oppressi a causa della caduta precipitosa incontrarono proprio lì la morte e evitarono la tortura. I più miseri invece furono coloro che, troncata una parte del corpo, vivevano ancora, chiamando con ululati e gemito giorno e notte i coniugi e i figli. Tutti gli altri ormai, concitati massimamente dalla notizia, cercavano pavidi tra le rovine uno un fratello, un altro un parente, un altro i genitori. Come la compagine coperta fu smossa completamente, si accorse da tutti verso quelli che erano esanimi. Cinquantamila uomini furono debilitati o calpestati a causa di quella strage. Atilio fu mandato in esilio.

Versione tratta da Tacito