C. Caligula imperator admodum amens et crudelis fuit nam multos cives capite damnavit ob levissimas sane causas. Quorum unus Canius fabius eques Romanus miram animi tranquillitatem ostendit. Is altercatus cum Caligula de re admodum levi, his verbis dimmissus est: Ne forte inepta spe tibi blandiaris, duci te iussi. Gratias, inquit, ago, optime princeps. " Quid senserit dubito; multa enim mihi occurrunt. Contumeliosus esse uoluit et ostendere quanta crudelitas esset, in qua mors beneficium erat? An exprobrauit illi cotidianam dementiam? Agebant enim gratias et quorum liberi occisi et quorum bona ablata erant. An tamquam libertatem libenter accepit? Quicquid est, magno animo respondit. Dicet aliquis: potuit post hoc iubere illum Gaius uiuere. Non timuit hoc Canus: nota erat Gaii in talibus imperiis fides. Credisne illum decem medios usque ad supplicium dies sine ulla sollicitudine exegisse? Verisimile non est quae uir ille dixerit, quae fecerit, quam in tranquillo fuerit. Ludebat latrunculis. Cum centurio, agmen periturorum trahens, illum quoque excitari iuberet, uocatus numerauit calculos et sodali suo: "Vide, inquit, ne post mortem meam mentiaris te vicisse. "

TRADUZIONE

C. Caligula fu un imperatore alquanto folle e crudele infatti condannò molti cittadini a morte effettivamente per lievissime cause. Fra i quali uno, Canio Fabio cavaliere romano ostentò una sorprendente tranquillità d'animo. Egli caduto in discussione con Caligola su una cosa alquanto lieve, fu congedato con queste parole: «Perché per caso tu non ti faccia allettare da una vana speranza, ho dato ordine che tu sia accompagnato al supplizio, » rispose: «Ti ringrazio, ottimo principe. » Non so che cosa abbia pensato; infatti mi vengono in mente molte ipotesi. Volle essere offensivo e mostrare quanto grande fosse la crudeltà in cui la morte rappresentava un beneficio? Oppure gli rimproverò la follia quotidiana? - infatti rendevano grazie sia coloro i cui figli erano stati uccisi, sia coloro i cui beni erano stati portati via. O accolse l'annuncio volentieri come se si trattasse della libertà? Qualsiasi sia la soluzione, diede una risposta coraggiosa. Qualcuno dirà: «Dopo questo, Gaio avrebbe potuto dare ordine che fosse lasciato in vita. » Cano non ebbe paura di questo; era nota la affidabilità di Gaio in tali ordini. Credi forse che egli abbia trascorso i dieci giorni che mancavano al supplizio senza alcuna occupazione? È incredibile che cosa riuscì a di re quell'uomo, che cosa riuscì a fare, quanto tranquillamente sia vissuto. Giocava a dama, mentre il centurione che trascinava la schiera dei condannati a morte gli ordinò di seguirlo. Chiamato, contò i sassolini e al suo compagno disse: «Bada dopo la mia morte di non mentire, dicendo che hai vinto»; poi, facendo segno al centurione, disse: «Sarai testimone che vincevo io di una mossa. »