Ploratus mulierum non ex privatis solum domibus exaudiebatur, sed undique matronae in publicum effusae circa deum delubra discurrunt crinibus passis aras verrentes, nixae genibus, supinas manus ad caelum ac deos tendentes orantesque ut urbem Romanam e manibus hostium eriperent matresque Romanas et liberos par os inviolatos servarent. Senatus magistratibus in foro praesto est si quid consulere velint. Alii accipiunt imperia disceduntque ad suas quisque officiorum partes: alii offerunt se si quo usus operae sit. Praesidia in arce, in Capitolio, in muris, circa urbem, in monte etiam Albano atque arce Aefulana ponuntur. Inter hunc tumultum Q. Fulvium proconsulem profectum cum exercitu Capua adfertur; cui ne minueretur imperium si in urbem ve- nisset, decernit Senatus ut Q. Fulvio par cum consulibus imperium esset.

Il pianto delle donne si udiva distintamente non solo dalle abitazioni private, ma da ogni parte le matrone riversatesi in pubblico correvano qua e là intorno ai santuari delle divinità spazzando gli altari con i capelli sciolti, appoggiandosi alle ginocchia, tendendo le mani supine verso il cielo e le divinità e pregando affinché strappassero la città romana dalle mani dei nemici e preservassero le madri romane e i figli piccoli inviolati. Il senato nel foro era a disposizione dei magistrati nel caso in cui avessero voluto deliberare qualcosa. Alcuni accettavano gli ordini e si allontanavano ognuno verso i propri compiti delle cariche: alcuni si offrivano nel caso in cui gli fosse stato possibile. Venivano posti i presidi sulla rocca, sul Campidoglio, sulle mura, intorno alla città, anche sul monte Albano e sulla rocca Efulana. In mezzo a questo tumulto venne portato il proconsole Q. Fulvio partito da Capua con l'esercito; affinché il potere non fosse diminuito per lui nel caso in cui fosse giunto in città, il senato decise che Q. Fulvio insieme con i consoli avessero lo stesso potere. (uso del presente storico)
(By Maria D. )

Versione tratta da Livio