Ab ipsis civibus omnes honores in Caesarem congesti sunt: eius imagines in templis, suggestum in curia, nomen mensis; praeterea eum patriae patrem appellaverunt et Antonius consul pro rostris ei regia insignia preabuit. Sed cives hos honores tamquam infulas in hostiam morituram cumulabant. Nam multorum invidia ipsam principis clementiam vicit: nam Brutus et Cassius in eius mortem conspiraverunt. Eodem die Caesaris uxor, quoniam domi maneret in somnio de viri morte admonita erat, eum ut domi maneret imploravit. Tamen ille in curiam venit: coniurati ac senatores eum ante Pompei simulacrum petiverunt atque ter et vicies sicas in eius corpore defixerunt. Ita ille, postquam orbem civili cruore imbuerat, suo ipse saguine curia implevit.

Traduzione libro Littera litterae

Tutti gli onori furono concentrati nelle mani di Cesare dagli stessi cittadini: di lui rappresentazioni nei templi, il palco del senato, il nome del mese; inoltre lo nominarono padre della patria e il console Antonio gli offrì le insegne regali davanti ai rostri. Ma i cittadini accumulavano questi onori così come (si accumulavano) bende sacre alle vittime che stanno per morire. Infatti l'invidia di molti vinse la stessa clemenza del principe: infatti Bruto e Cassio si accordavano sulla sua morte. Quello stesso giorno la moglie di Cesare, poiché in sogno era stata avvisata della morte del marito, lo implorò di rimanere a casa. Tuttavia egli andò alla curia. I congiurati e i senatori lo assalirono davanti al simulacro di Pompeo e per ventitrè volte trafissero i pugnali nel suo corpo. Così quello, dopo che aveva sporcato di sangue il terreno civile, riempì la curia del suo stesso sangue.

versione dal libro Velim