Ergo die quodam solus solettus in arvo valde lavorabat, stentans zappare fasolos. Ianque visentinis spuntabat Phoebus ab alpis, Zambellum iam iam mangiandi voia grezabat, qui per ventronem vacuas rosegare budellas ireque per cistam grances et gambara sentit. Sed quia nessunus pendet carnerus in ulmo, quo saltem tozzi sint muffi aut crusta casetti, sed quia vinessae nullus barilottus aquatae, qua queat almancum boccam bagnare sugatam, trat zappam longe ceu desperatus et alto pectore suspirum sborrat per utrumque canalem. Inde caput grattans dextra culumque sinistra, non satiare potens ventrem, vuit pascere griffas. Brontolat in dentes calcataque verba sussurrat, atque strepit veluti buliens pignata ravarum, blasphemat, maledicit, ait convitia Baldo, nanque umberlicus schenae taccatur arentum. Impatiens tandem magna sic voce gridavit: «0 cordis lancum, o vermocagnus, et oyde, oyde meus venter, mea panza meusque budellus! Sic taceam sempre? Marza sic famme crepabo? Strangossabo miser? Nec quemquam cerco socorsum?».

Un giorno dunque solo soletto in campagna lavorava faticando assai a zappare fagioli. Febo (=Il sole) spuntava ormai dalle Alpi Vicentine, già ormai la voglia di mangiare tormentava Zambello che sente le budella vuote che rumoreggiano (rosicchiano) nella pancia e vagare per la cesta granchi e gamberi. Ma poiché nessun carniere penzola dall'olmo nel quale ci siano almeno tozzi di pane ammuffiti o una crosta di formaggio, e (ma) poiché (non c' è ) nessuna botticella di vino annacquato con il quale possa almeno bagnare la bocca secca, come un disperato lancia lontano la zappa e dal profondo del petto esala un sospiro da entrambi i canali. Poi grattandosi il capo con la destra e il fondoschiena con la sinistra, non potendo colmare la pancia, vuole nutrire le unghie. Brontola tra i denti e sussurra parole soffocate, e strepita come una pentola di rape che bolle, bestemmia, maledice, pronuncia parole di scherno contro Baldo, e infatti l'ombelico sta toccando la sua spina dorsale. Infine, perduta la pazienza, così gridò a gran voce: " 0 mal del lanco nel cuore, o cisti da echinococco, e oh Dio, o Dio mio, il mio ventre, la mia pancia, e le mie budella! Così, tacerò per sempre? Morirò di fame? Disgraziato, butterò sangue? E non cerco un qualsiasi aiuto?"