Hoc per singulos prorogatum in summam proficit, et quantum in infantia praesumptum est temporis, adulescentiae adquiritur. Idem etiam de sequentibus annis praeceptum sit, ne quod cuique discendum est, sero discere incipiat. Non ergo perdamus primum statim tempus, atque eo minus, quod initia litterarum solā memoria constant, quae non modo iam est in parvis, sed tum etiam tenacissima est. Nec sum adeo aetatium imprudens, ut instandum protinus teneris acerbe putem exigendamque plane operam. Nam id in primis cavere oportebit, ne studia qui amare nondum potest, oderit et amaritudinem semel perceptam etiam ultra rudes annos reformidet. Lusus hic sit, et rogetur et laudetur et numquam non fecisse se gaudeat, aliquando ipso nolente doceatur alius cui invideat, contendat interim et saepius vincere se putet: praemiis etiam, quae capit illa aetas, evocetur.
Questo esteso ai singoli procede nell'insieme, e quanto di tempo è stato preso in anticipo nell'infanzia, viene acquistato nell'adolescenza. Questo stesso principio sia assunto anche in merito agli anni successivi, Affinché ciò che ognuno deve apprendere, non inizi ad apprenderlo tardi. Dunque non dobbiamo sprecare subito il primo periodo, e tanto meno, perché gli esordi delle lettere constano della sola memoria, che non solo già è nei piccoli, ma allora è anche molto tenace. Non sono inconsapevole delle età a tal punto, da ritenere che bisogna duramente incalzare direttamente i piccoli ed esigere totalmente l'impegno. Occorrerà infatti fin dall'inizio badare a ciò, cioè che colui che non può ancora apprezzare non odi gli studi e che non tema l'amaro una volta percepito anche oltre i periodi rudi (infantili). Qui ci sia il gioco, venga sia richiesto che elogiato e qualche volta gioisca di averlo fatto, non volendo questo stesso sia insegnato un altro verso colui che guardi male, frattanto tenda fortemente e più spesso pensi di vincere: sia esortato anche con i premi, che quell'età assorbe (prende, cattura).
(By Maria D. )
Versione tratta da Quintiliano