Ne hoc quidem negaverim, sequi plerumque hanc opinionem, ut fortius dicere videantur indocti, primum vitio male iudicantium, qui maiorem habere vim credunt ea quae non habent artem, ut effringere quam aperire, rumpere quam solvere, trahere quam ducere putant robustius. Nam et gladiator qui armorum inscius in rixam ruit et luctator qui totius corporis nisu in id quod semel invasit incumbit fortior ab his vocatur, cum interim et hic frequenter suis viribus ipse prosternitur et illum vehementis impetus excipit adversarii mollis articulus. Sed sunt in hac parte quae imperitos etiam naturaliter fallant; nam et divisio, cum plurimum valeat in causis, speciem virium minuit, et rudia politis maiora et sparsa compositis numerosiora creduntur. Est praeterea quaedam virtutum vitiorumque vicinia, qua maledicus pro libero, temerarius pro forti, effusus pro copioso accipitur. Maledicit autem ineruditus apertius et saepius vel cum periculo suscepti litigatoris, frequenter etiam suo.
In verità non avrei potuto negare questo, di seguire spesso tale opinione, che gli ignoranti sembrino parlare più fortemente, prima di tutto per un cattivo difetto di coloro che giudicano, i quali credono che quelle cose che non hanno arte posseggono una forza maggiore, dato che pensano che sia più saldo infrangere invece di rendere accessibile, rompere invece di sciogliere, trascinare invece di condurre. E infatti il gladiatore che inconsapevole delle armi si lancia verso la contesa e il lottatore che con lo sforzo di tutto il corpo incombe su ciò che una volta invase più forte è chiamato da questi, quando nel frattempo da un lato questo stesso viene rovesciato frequentemente dalle proprie forze dall'altro la flessibile giuntura dell'impeto impetuoso dell'avversario lo sorprende. Ma sono in tal genere da ingannare anche naturalmente coloro che sono inesperti; infatti sia la divisione, anche se vale moltissimo nelle cause, diminuì la parvenza delle forze, sia si crede che le cose rudi una volta che sono pulite sono le più grandi e quelle sparse una volta composte sono le più numerose. Inoltre c'è una certa affinità tra le virtù e i vizi, per cui il maldicente viene accolto come libero, il temerario come forte, il prodigo come copioso (ben fornito). In verità l'ignorante parla più apertamente male e più spesso ovvero con il rischio del litigatore preso su di sé, frequentemente anche con il proprio (rischio).
(By Maria D. )
Versione tratta da Quintiliano