iuppiter, cum ex monte olympo videt homines contemptores deorum et avidos saevae violentaeque caedis, admodum iratus concilium deorum convocat. pater deorum hominunque sedet in alto solio ex marmore, dextera tenet sceptrum ex ebore, terrificam caesariem terque quaterque movet et deorum clamorem placat. postea indignationem suam duris verbis ostendit: "infamia hominum magna est; hospes hospitem violat, filius patri reverentiam non praestat, frater cum fratre certat. meam igitur sententiam audite: homines dura et repentina morte poenas solvent". iovis dicta deorum pars magna voce, pars longis assensionibus probat. tamen humani generis ruina magnum dolorem dis adfert; itaque iovem rogant: "quae erit forma terrae, hominibus orbae? quis hostias et tura in nostras aras feret?". sed rex superorum animos confirmat : "nolite trepidare: nova hominum stirps origine mira terras incolet".
Giove, dopo che ebbe visto dal monte Olimpo che gli uomini disprezzavano gli déi e bramosi di crudeltà e di cruente stragi, irato come non mai convocò l'assemblea degli dei. Il padre degli déi e degli uomini (cioè zeus) è seduto su di un alto seggio di marmo, alla destra sostiene uno scettro di ebano, agita tre e quattro volte una dura bacchetta e placa il clamore degli dei. In seguito dimostra con delle parole dure la sua indignazione: " l'ignominia degli uomini è grande, l'ospite oltraggia l'ospite, il figlio non da reverenza al padre, il fratello gareggia con il fratello. Udite dunque la mia sentenza: gli uomini pagheranno una pena con una morte dura e veloce". Una parte degli déi approva con grande voce le parole i di Zeus, parte approva con grandi assensi. Tuttavia la rovina del genere umano porta agli déi un grande dolore, così chiedono a Zeus: Ma il re conferma gli animi agitati : non tremate, la nuova stirpe degli uomini coltiverà le terre mirabilmente.