Hector ex acie recesserat et Troiam se contuleret: habebat anim in animo Hecubam matrem hortari ut cum ceteris matronis in Palladis templum se conferret et deae pulcherrimum peplum offerret, sperans tali modo deam amoturam esse e Troiae moenibus Tydidem Diomedem, ferum bellatorem, qui iam magnam Troianorum caedem ediderat. Rogatus a matre ut aliquid esset et dulce vinum biberet, noluit dulce vinum bibere, quod mater ei obtulerat, ut vires reficeret. "Noli", inquit, "mater mihi afferre vinum, quod possit minuere vires et sopire virtutem; delige potius pulcherrimum ex omnibus peplis, quos in arca servas, et te confer cum Troicis matronis in Palladis templum; in deae genibus peplum ponite eamque precamini ut Tydides concidat, telis nostrorum transfixus ante portas Scaeas
Ettore si era allontanato dal campo di battaglia e si era rifugiato a Troia: infatti aveva in animo di esortare la madre Ecuba ad andare al tempio di Pallade con tutte le altre signore e ad offrire il bellissimo mantello alla dea, sperando che in tal modo la dea avrebbe allontanato dalle mura di Troia Tidide Diomede, feroce guerriero, che aveva già arrecato un grande eccidio di Troiani. Invitato dalla madre a mangiare qualcosa e a bere del dolce vino, non volle bere il dolce vino, che la madre gli aveva offerto, per recuperare le forze. Disse: "Madre, non offrirmi il vino, che potrebbe diminuire le forze (e) frenare il coraggio; scegli piuttosto il più bello tra tutti i mantelli, che conservi nella cassa e recati con le signore di Troia al tempio di Pallade; mettete il manto sulle ginocchia della dea e pregatela affinché Tidide cada, trafitto dalle armi dei nostri davanti alle porte Scee.