Quid dicendum est de cuiusdam servi admirabili fide Urbini Panapionis? Cum cognovisset ad dominum proscriptum occidendum milites in Reatinam villam introisse, commutata cum eo veste, permutato etiam anulo, illum postico clam emisit, se autem in cubiculum ac lectulum recepit et se pro Panapione occidi passus est. Ut brevis huius facti narratio ostendit, non parva materia laudationis est: nam si quis ante oculos ponere velit subitum militum adcursum, convulsa ianuae claustra, minacem vocem, truces vultus, fulgentia arma, rem vera aestimatione prosequetur, nec aliquem pro alio perire voluisse tam facile fieri potuisse arbitrabitur. Panapio autem quantum servo deberet ei faciendo amplum monumentum, testimonium pietatis gratum, confessus est.
Cosa bisognerebbe dire in merito all'ammirevole fedeltà di un servo di Panapione di Urbino? Avendo saputo che i soldati erano entrati nella Villa Ariatina per uccidere il signore proscritto, scambiatasi con lui la veste, scambiatosi anche l'anello, lo fece uscire di nascosto dalla porta di servizio, poi si ritirò nella camera da letto e sul letto e sopportò di essere ucciso al posto di Pampione. Come mostra la narrazione breve di questo fatto, l'argomentazione è significativa di elogio: infatti se qualcuno volesse porre dinanzi allo sguardo l'improvviso accorrere dei soldati, i catenacci della porta strappati, la voce minacciosa, i volti truci, le armi che brillavano, sarebbe andato avanti (avrebbe proseguito la cosa) con vera riconoscenza, penserà che nessuno avrebbe potuto realizzare tanto facilmente il voler morire al posto di un altro. Panapione in verità dichiarò quanto dovesse a quel servo costruendo un ampio sepolcro, testimonianza gradita di pietà.
(By Maria D. )
Versione tratta da Valerio Massimo