Narcissus, venator Arcadicus, pulcher adulescens erat, superbus tamen. Pulchritudine corporis sui inflatus, preces infelicis Echus dignas auxilio non aexistimabat. Quare dei Super iuvenem punire statuerunt et in durum Narcissi animum novam cupiditatem iniecerunt: sui suaeque formae amore captus est. Olim, post venationis labores, dum ad limpidum lacum sitim restinguit, speciem suam in argentea aqua lacus vidit et admiratione insanoque amore sui affectus est. Immotus diu stetit et effgiem suam intentis oculis contemplabat in placido speculo aquae, nec famem nec sitim sentiebat, sed totos dies noctesque aquam fixus spectabat. Cum paulatim vires iuvenem defecerunt, etiam tum apud lacum mansit, neque oculos a sua imagine in aqua avertit. Ita superbus iuvenis animam efflavit, deinde in eius loco tener flos candidus flavsque invtus est: superbum venatorem Arcadicum dei in mollem florem mutaverunt ob amorem infelicis Echus spretum.
Narciso, cacciatore Arcadico, era un bel giovane, (era) tuttavia presuntuoso. Tronfio per la bellezza del suo corpo, non considerava degne di soccorso le preghiere della sfortunata Eco. Perciò gli dei superiori (del cielo) stabilirono di punire il giovane, ed infusero nel duro animo di Narciso un nuovo desiderio: egli s'innamorò di se (stesso) e della propria bellezza. Un giorno, dopo le fatiche della caccia, mentre placava la sete presso un limpido lago, egli vide il proprio aspetto nell'argentea acqua del lago, e fu preso dallo stupore e da un folle amore di sé. Per lungo tempo rimase immobile, e con occhi intenti, contemplava la propria immagine nello specchio placido dell'acqua, e non percepiva né la fame, né la sete, ma, per giorni e notti interi, egli osservava fisso l'acqua. Quando, poco alla volta, le forze abbandonarono il giovane, anche allora egli restò immobile vicino al lago, e non distolse gli occhi dalla propria immagine nell'acqua. Così il giovane arrogante morì, e poi, al suo posto suo, fu rinvenuto un delicato fiore bianco e rosso: gli dei mutarono l'arrogante cacciatore arcadico in un esile fiore, per l'amore disprezzato dell'infelice Eco.