Lacedaemoniorum iuvenes, in civitate sua plerumque manentes, ludo campestri tunicati utebantur aut armis excerbantur aut in propinquis silvic ac montibus venabantur. Ne in desidiam luxumque delaberentur, leges providebant. Unusquisque victu simplici contentus, non amplius quaerebat. Saepe etiam convivia publica inibant, in quibus cibi vilissimi apponebantur. In his epulis ius (brodaglia) quoddam nigrum caput cenae erat, a scriptoribus non semel commemoratum. Quod cum gustavisset Dionysium tyrannus, negavit se eo delectari. Tum is qui illud coxerat: . inquit ille. His instituis et moribus fortes ac duri facti erant Spartiatae, qui mortem ipsam contemnere solebant. Lacedaemonius quidam, cuius ne nomen quidem proditum est, cum damnatus ab ephoris ad mortem duceretur, non solum colorem non mutavit, sed vultu hilari atque laeto fuisse dicitu
I giovani spartani, rimanendo generalmente nella propria città, vestiti della sola tunica facevano uso del gioco campestre o si esercitavano con le armi o andavano a caccia nelle selve e sui monti limitrofi per non incappare nell'ozio e nel lusso, tenevano in alta considerazione le leggi. Ognuno accontentandosi di un vitto semplice, non cercava di più. Spesso partecipavano anche ai banchetti pubblici, in cui venivano serviti alimenti molto frugali. In questi banchetti una certa brodaglia nera costituiva l'alimento fondamentale della cena, spesso ricordata dagli scrittori. avendola gustata il tiranno dionisio, disse di non aver provato gradimento per questa cosa. Allora colui che l'aveva cucinata disse grazie a questi istituzioni e a tali abitudini gli spartani, che sono abituati a non tener in conto la stessa morte sono divenuti forti e duri. Uno spartano, di cui in verità non è stato tramandato il nome, mentre condannato dagli efori veniva condotto a morte, non solo non mutò colorito, ma si dice che fu di volto lieto e sereno (che aveva il volto lieto e sereno).