In aquae ductum, domine, Nicomedenses impenderunt permultos sestertios, qui imperfectus adhuc omissus, destructus etiam est; rursus in alium ductum erogati sunt multi. Hoc quoque relicto novo impendio est opus, ut aquam habeant, qui tantam pecuniam male perdidērunt. Ipse pervēni ad fontem purissimum, ex quo videtur aqua debere perduci, sicut initio temptatum erat, arcuato opěre, ne tantum ad plana civitatis et humilia perveniat. Manent adhūc paucissimi arcus: possunt et erigi quidam lapide quadrato, qui ex superiore opěre detractus est; aliqua pars, ut mihi videtur, testaceo opere agenda erit, id enim et facilius et vilius. Sed in primis necessarium est mitti a te vel aquilegem vel architectum, ne rursus eveniat quod accidit. Ego illud unum affirmo, et utilitatem opěris et pulchritudinem saeculo tuo esse dignissimam.
Per l'acquedotto, signore, gli abitanti di Nicomede spesero moltissimi sesterzi, che ancora oggi è incompleto e trascurato, distrutto; molti furono erogati di nuovo in un altro condotto. Anche per questo occorre una nuova spesa residua, avendo l'acqua, coloro che persero male tanto denaro. Io stesso giunsi alla fonte purissima, da dove sembra che debba esser condotta l'acqua, com'era all'inizio per sondare, arcuata l'opera, per non giungere soltanto alle zone agevoli della città e basse. Rimangono ancora pochissimi archi: alcuni possono essere drizzati con una pietra quadrata, che fu sottratta dall'opera superiore; qualche parte, come mi sembra, dovrà essere realizzata con un'opera di terra cotta, ciò infatti è più facile è più a buon mercato. Ma prima di tutto è necessario che sia inviato da te o un cercator d'acqua o un architetto, affinché non avvenga nuovamente ciò che è accaduto. Io affermo solo questa cosa, l'utilità dell'opera e che la bellezza sia degnissima del tuo secolo.
(By Maria D. )
Versione tratta da Plinio il Giovane