Initio veris in iis vitis partibus quae a putantibus relictae sunt exsistit ea quae gemma dicitur; a qua oriens uva se ostendit, quae, et suco terrae et calore solis augescens, primo est peracerba, deinde maturata dulcescit et, vestita pampinis, nec modico tepore caret et a solis ardoribus defenditur. Qua nullus potest esse fructus laetior et pulchrior. Cuius autem non utilitas solum, sed aspectus ipse me delectat: adminiculorum ordines, capitum iugatio, religatio et propagatio sarmentorum. Nec oportet ut irrigationes, fossiones agri repastinationesque proferam, quibus fit terra fecundior. Haec omnia descripsi in eo libro quem de rebus rusticis scripsi; de quibus doctus Hesiodus ne verbum quidem fecit cum de agricultura scripsit. At Homerus, qui multis saeculis antea vixit, facit Laertem, qui, vites et agros colens, lenit desiderium filii Ulixis.

Al principio della primavera in quelle parti della vite che dai potatori sono lasciate spunta quella cosa che è definita gemma; si rivela l'uva che ha origine da essa, la quale, crescendo sia grazie all'alimento del terreno e al calore del sole, inizialmente è molto acerba, poi quando matura diviene dolce e, rivestita di tralci, non mancherà del clima temperato e sarà protetta dagli ardori del sole. Non c'è nessun frutto più piacevole e più bello di questa. In verità mi diletta non solo la sua utilità, ma (anche) lo stesso aspetto: gli ordini dei sostegni della vite, il legare insieme le punte dei pali, la legatura della vite (al suo sostegno) e la propagginazione dei tralci. Non occorre che descriva le irrigazioni, le zappature e e la seconda zappatura del campo, grazie a cui la terra viene resa più feconda. Ho descritto tutte queste cose in quel libro che ho composto  sugli argomenti rustici; di cui il dotto Esiodo non fece neppure menzione quando scrisse il De Agricultura. Ma Omero, che visse molti secoli prima, presenta Laerte, che, coltivando le viti e i campi, leniva la nostalgia del figlio Ulisse.
(By Maria D. )