Ἡ δὲ προφῆτις πρόεισιν εἰς τόν ναόν, ἐπικλήσεις, ὡς ἔθος, τῶν θεῶν ποιεῖν θέλουσα· ἀπροόπτως δὲ ἰδοῦσα τὰς Ἐρινύας κύκλῳ τοῦ Ὀρέστου καθευδούσας ἐκπλήκτεται. Αἱ γὰρ Ερινύες διεγείρονται ὅτι ἐφίσταται τὸ εἴδωλον Κλυταιμήστρας καὶ μεμφόμενον αὐτὰς ἀνεγείρει. «Ὑπὲρ ὧν μέν – φησιν τὸ εἴδωλον – Αγαμέμνονα ἔπραξα ἐμὲ ἀτιμάζετε, οἱ δὲ φονεῖς μου οὐκ ἀτιμάζονται, ὡς Ὀρέστης οὗτος ὁ ἐμὸς υἱός;». Ἃ δ᾽ ὁρῶσα καὶ ἀκούουσα, οὕτως σκέπτεται ἡ προφῆτις· «Ἡ μὲν Κλυταιμνήστρα – πρὸς αὐτὴν διαλέγεται – μοιχευομένη ἐφόνευσε τὸν Ἀγαμέμνονα· ἀλλὰ σύ, παῖ, οἷον ἔργον, δυστυχής, διεπράξω; Οὐκ ἔστι συμφορὰ οὕτως μεγάλη ὥσπερ ἡ μητροκτονία. Φεῦ τῆς δυστυχίας σου, παῖ. Ἄγρευμα νῦν εἶ τῶν Ἐρινύων, διὰ τὸν φόνον τῆς μητρός· πανταχοῦ περιστρέφεις τοὺς ὀφθαλμούς, ὥσπερ οἱ μανιώδεις. Ὡς ἄρα ἦσθα ὠμός, ήνίκα ή μήτηρ προὔτεινέ σοι τὸν μαστόν, γαλακτοτροφίας υπομιμνήσκουσα καὶ παρὰ σοῦ ἔλεον διὰ τούτου θηρωμένη· πρὸς ὃ δὲ σὺ οὐκ ἠλέησας (“non hai avuto pietà per”) τὴν μητέρα οἰκτρῶς παρακαλοῦσαν, ἀλλὰ γέγονας τῆς μητρὸς φονεύς, διδοὺς τῷ σῷ πατρὶ ἐκδίκησιν ὑπὲρ ὧν πέπονθεν (“aveva subito”). Τὸ δεινὰ τοιαῦτα πράττειν, δίκαια κἂν ᾖ, ἀσεβές ἐστι». (dagli scoli a Eschilo)

La profetessa si avvia verso il tempio, desiderando fare, come d'uso, invocazioni agli dèi. Ma all'improvviso, scorgendo le Erinni che dormivano intorno a Oreste, è colta da timore. Infatti le Erinni si destano (διεγείρονται, presente medio-passivo) poiché l'apparizione (εἴδωλον) di Clitennestra si presenta (ἐφίσταται, presente medio-passivo) e, rimproverandole (μεμφόμενον, participio presente medio), le sveglia (ἀνεγείρει, presente attivo). "Per ciò che io ho fatto (ἔπραξα, aoristo attivo) ad Agamennone – dice l'apparizione – voi mi disonorate (ἀτιμάζετε, presente attivo), ma i miei assassini non vengono disonorati, come questo Oreste, mio figlio?". Vedendo (ὁρῶσα, participio presente attivo) e ascoltando (ἀκούουσα, participio presente attivo) queste cose (Ἃ), così riflette (σκέπτεται, presente medio) la profetessa: "Clitennestra – parla con lei – adultera, ha ucciso (ἐφόνευσε, aoristo attivo) Agamennone; ma tu, figlio disgraziato, quale azione hai commesso (διεπράξω, aoristo medio)? Non c'è disgrazia così grande come il matricidio. Ahimè per la tua disgrazia, figlio. Ora sei (εἶ, presente attivo) preda delle Erinni a causa dell'assassinio della madre; rivolgi dappertutto gli occhi (περιστρέφεις, presente attivo) gli occhi, come i folli. Com'eri dunque crudele, quando tua madre ti porgeva (προὔτεινέ, imperfetto attivo) il seno, ricordandoti (ὑπομιμνήσκουσα, participio presente attivo) l'allattamento e cercando da te (θηρωμένη, participio medio-passivo) pietà per mezzo di ciò; ma tu non hai avuto pietà (οὐκ ἠλέησας, aoristo attivo) per tua madre che ti supplicava miseramente, ma sei diventato (γέγονας, perfetto attivo) assassino di tua madre, dando (διδοὺς, participio presente attivo) vendetta a tuo padre per ciò che egli aveva subito (πέπονθεν, perfetto attivo). Compiere tali azioni tremende, anche se sono giuste, è empio".
(By Vogue)

Analisi grammaticale dei principali verbi

πρόεισιν – 3ª persona singolare, indicativo presente attivo, verbo πρόειμι

θέλουσα – participio presente attivo, femminile nominativo singolare, verbo θέλω

ποιεῖν – infinito presente attivo, verbo ποιέω

ἰδοῦσα – participio aoristo secondo attivo, femminile nominativo singolare, verbo ὁράω

καθευδούσας – participio presente attivo, femminile accusativo plurale, verbo καθεύδω

ἐκπλήττεται – 3ª persona singolare, indicativo presente medio-passivo, verbo ἐκπλήσσω

διεγείρονται – 3ª persona plurale, indicativo presente medio-passivo, verbo διεγείρω

ἐφίσταται – 3ª persona singolare, indicativo presente medio-passivo, verbo ἐφίστημι

μεμφόμενον – participio presente medio-passivo, neutro accusativo/nominativo singolare, verbo μέμφομαι

ἀνεγείρει – 3ª persona singolare, indicativo presente attivo, verbo ἀνεγείρω

φησίν – 3ª persona singolare, indicativo presente attivo, verbo φημί

ἔπραξα – 1ª persona singolare, indicativo aoristo primo attivo, verbo πράσσω

ἀτιμάζετε – 2ª persona plurale, indicativo presente attivo, verbo ἀτιμάζω

οὐκ ἀτιμάζονται – 3ª persona plurale, indicativo presente medio-passivo, verbo ἀτιμάζω

ὁρῶσα – participio presente attivo, femminile nominativo singolare, verbo ὁράω

ἀκούουσα – participio presente attivo, femminile nominativo singolare, verbo ἀκούω

σκέπτεται – 3ª persona singolare, indicativo presente medio-passivo, verbo σκέπτομαι

διαλέγεται – 3ª persona singolare, indicativo presente medio-passivo, verbo διαλέγομαι

ἐφόνευσε – 3ª persona singolare, indicativo aoristo primo attivo, verbo φονεύω

διεπράξω – 2ª persona singolare, indicativo aoristo medio, verbo διαπράσσω

εἶ – 2ª persona singolare, indicativo presente attivo, verbo εἰμί

περιστρέφεις – 2ª persona singolare, indicativo presente attivo, verbo περιστρέφω

προὔτεινέ – 3ª persona singolare, indicativo imperfetto attivo, verbo προτείνω

ὑπομιμνήσκουσα – participio presente attivo, femminile nominativo singolare, verbo ὑπομιμνήσκω

θηρωμένη – participio presente medio-passivo, femminile nominativo singolare, verbo θηράω

οὐκ ἠλέησας – 2ª persona singolare, indicativo aoristo primo attivo, verbo ἐλεέω

γέγονας – 2ª persona singolare, indicativo perfetto attivo, verbo γίγνομαι

διδοὺς – participio presente attivo, maschile nominativo singolare, verbo δίδωμι

πέπονθεν – 3ª persona singolare, indicativo perfetto attivo, verbo πάσχω

πράττειν – infinito presente attivo, verbo πράσσω

ἐστι – 3ª persona singolare, indicativo presente attivo, verbo εἰμί.

SPIEGAZIONE DI QUESTO BRANO

Questo è un passo tratto dagli Scholia antichi all'"Eumenidi" di Eschilo, una delle tre tragedie che compongono l'Orestea, capolavoro assoluto del teatro attico del V secolo a. C. Gli scoliasti, eruditi dell'antichità e del Medioevo, avevano il compito di commentare, spiegare e tramandare i testi classici: in questo caso, il loro obiettivo è guidare il lettore nella comprensione di un episodio particolarmente denso di significato mitologico e morale.

Il brano si sofferma su un momento fondamentale dell'azione tragica: l'ingresso della profetessa – la Pizia, sacerdotessa di Apollo – nel tempio di Delfi, dove si imbatte in una scena terrificante e carica di tensione. La donna, secondo l'usanza (ὡς ἔθος), sta per compiere le invocazioni agli dèi, ma rimane sconvolta dalla visione delle Erinni, le divinità della vendetta, che circondano il corpo dormiente di Oreste.

Lo spettro di Clitennestra appare alle Erinni, rimproverandole di non vendicare la sua uccisione con la stessa severità con cui puniscono altri crimini. È una scena fortemente simbolica: la giustizia arcaica, fondata sulla vendetta e sul sangue, entra in crisi, e il passaggio alla giustizia razionale e civile – che avverrà nel corso della tragedia – si profila all'orizzonte.

Il linguaggio dello scoliaste è sobrio ma preciso, e mira a chiarire i riferimenti mitologici, le emozioni dei personaggi e il significato morale della scena. Vi è attenzione al pathos (come nel lamento di Clitennestra per la propria sorte) e alle implicazioni etiche del matricidio: si pone infatti il problema se Oreste, pur colpevole di un atto atroce, possa essere giustificato dal contesto di ingiustizia precedente.

Questo testo, sebbene sia un commento, rivela un'interpretazione viva e partecipe del dramma, e ci permette di vedere come gli antichi lettori – non molto diversi da noi – cercassero di comprendere i conflitti, i dilemmi morali e la complessità dei sentimenti messi in scena da Eschilo. È un esempio straordinario di ricezione antica del teatro tragico, e una finestra sulla riflessione etica e religiosa della cultura greca.