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Qui verba Latina fecerunt quique his probe usi sunt “humanitatem” non id esse voluerunt quod vulgus existimat quodque a Graecis φιλανθρωπία dicitur et significat dexteritatem quandam benivolentiamque erga omnes homines promiscam; sed “humanitatem” appellaverunt id propemodum quod Graeci παιδείαν vocant, nos “eruditionem institutionemque in bonas artes” dicimus. Quas qui sinceriter percupiunt adpetuntque, hi sunt maxime humanissimi. Huius enim scientiae cura et disciplina ex universis animantibus uni homini data est idcircoque “humanitas” appellata est.
Quelli che crearono le parole latine e quelli che usarono queste correttamente vollero che "humanitas" non fosse quello che ritiene il popolo e che da i Greci viene definita "filantropia", e che significa una qualche abilità e benevolenza verso tutti gli uomini indistintamente ma definirono "humanitas" ciò che i Greci chiamano "educazione dei fanciulli" e che noi definiamo "istruzione e formazione nelle nobili arti". Quelli che bramano e conseguono queste in modo sincero sono enormemente colti. In questo mondo (hic) infatti lo studio e l'apprendimento della scienza fra tutti quanti gli esseri viventi fu dato solo all'uomo e perciò viene chiamata "humanitas".
(Traduzione letterale by Vogue)
Versione tratta da Aulo Gellio
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Sic igitur eo verbo veteres esse usos, et cum primis Marcum Tullium Ciceronem, omnes ferme libri declarant. Quamobrem satis habui unum interim exemplum promere. Itaque verba posui Varronis e libro primo Rerum Humanarum, cuius principium hoc est: «Praxiteles, qui propter artificium egregium nemini est paulum modo humaniori ignotus.» «Humaniori» inquit non ita ut vulgo dicitur, «facili et tractabili et benivolo», tametsi rudis litterarum sit, hoc enim cum sententia nequaquam convenit, sed «eruditiori doctiorique» qui Praxitelem, quid fuerit, et ex libris et ex historia cognoverit.
Così dunque quasi tutti i libri mostrano che gli scrittori antichi usarono quel vocabolo (cioè "humanitas") e con loro in primis Marco Tullio Cicerone. Per questa ragione invece ho avuto un unico esempio da mostrare. E dunque ho ordinato i vocaboli di Varrone dal primo libro "Sulle Antichità Romane" di cui questo è l'inizio: "Prassitele che per la (sua) straordinaria abilità non è sconosciuto a nessuno che solo un poco sia più erudito [lett. sia più umano]." Egli ha detto "più erudito" non così come viene definito dal popolo "facile, trattabile e bendisposto" sebbene sia ignorante delle lettere ma (Varrone) non ha detto infatti nulla che concorda con il (quel) significato, ma (ha detto) "più erudito e più sapiente" chi sia stato Prassitele lo avrà saputo dai libri e dalla storia. (traduzione letterale by Vogue)
Versione tratta da Aulo Gellio
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De aetate Homeri atque Hesiodi non consentitur. Alii Homerum quam Hesiodum maiorem natu fuisse scripserunt,...non praeterisset, nisi aeque prioris Hesiodi carminibus involgatum esset".
Sul periodo della vita di Omero ed Esiodo non si concorda Alcuni, tra cui Filocoro e Senofane, scrissero che Omero fosse maggiore di Esiodo, alcuni, tra cui il poeta Lucio Accio e lo storico Eforo, (scrissero che fosse) più piccolo. Inoltre Marco Varrone dice che è poco chiaro quale dei due sia nato prima, ma che non vi è dubbio che abbiano vissuto un certo stesso periodo, e ciò è dimostrato da un'iscrizione, che è stata scritta su un tripode, che si dice sia stato posto da Esiodo sul monte Elicona. Accio inoltre si serve di argomenti alquanto leggeri, per mezzo dei quali crede che si provi che Esiodo sia nato prima: "Il fatto che Omero", dice/scrive, "dicendo all'inizio del poema che Achille era figlio di Peleo, non abbia aggiunto chi fosse Peleo; ciò, dice, senza dubbio avrebbe detto, se non avesse visto che era già stata detta da Esiodo. Allo stesso modo riguardo al Ciclope, dice, "non avrebbe tralasciato una cosa così importante, soprattutto il fatto che ebbe un occhio solo, se non fosse stato ugualmente reso pubblico dai poemi del precedente Esiodo". (da Gellio)
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Cum e Graecia in Italiam revertebamur, Brundisium egressi sumus e navi et in portu illo inclito spatiabamur, ... eaque nostris commentariis adieci.
Ritornando in Italia dalla Grecia, sbarcammo a Brindisi, e passeggiavamo in quel celebre porto, ed abbiamo visto pile di libri che erano stati esposti in vendita, ed abbiamo esultato. E io mi dirigo subito avidamente verso i libri. Questi erano tutti libri greci pieni di prodigi e di racconti. Inoltre i volumi stessi, per il lungo riposo, erano sporchi, ed erano in cattivo stato ed aspetto. Tuttavia mi sono avvicinato, ed ho chiesto il prezzo: per via dello straordinario ed insperato basso costo, acquisto molti libri con poco denaro, e nelle due notti successive li sfoglio tutti alla svelta e mi stupisco; e durante la lettura ho raccolto da lì e ho annotato fatti straordinari che non sono stati trattati dai nostri scrittori, e li ho aggiunti ai nostri appunti.
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Fortis ac vehemens orator existimatur C. Gracchus qui in oratione exposuit...struppis, quibus lectica deligata erat, usque adeo verberari iussit, dum animam efflavit.
C. Gracco, che in un'orazione espose che M. mario e gli uomini onesti dei municipi Italici, a causa di un'offesa vennero massacrati con verghe dai magistrati del popolo Romano, è considerato un forte ed energico oratore. Una volta giunse a Teano il console dei Sidicini. Sua moglie disse che desiderava lavarsi nei bagni degli uomini. Venne ordinato a M. Mario il questore dei Sidicini di cacciare dai bagni coloro che dovevano lavarsi. Ma la moglie riferì al marito che i bagni gli erano stati consegnati lentamente e che erano poco eleganti. Perciò venne collocato il palo nel foro, e ad esso venne legato M. Mario. Venne spogliato (gli vennero tolti i vestiti), fu massacrato con verghe. Gli abitanti di Cales, non appena udirono ciò, proclamarono che nessun uomo si sarebbe dovuto lavare nei bagni, perché lì c'era il magistrato Romano. La grande brama ed intemperanza sono proprie dei giovani. In quel periodo dall'Asia fu inviato, colui che per quel tempo non aveva preso la magistratura, un uomo giovane al posto del legato. Costui era portato sulla lettiga. Un bovaro della plebe di Venosa gli andò incontro e per scherzo, per il fatto che non conosceva colui, che veniva trasportato, esordì che si stava trasportando un morto. Udito ciò, il giovane uomo ordinò che venisse riposta la lettiga, ordinò che fosse bastonato con le cinghie, con cui era stata legata la lettiga, fino a che morisse. (by Maria D.)