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Philosophiae quoque disciplinas aiunt satius esse numquam attigisse quam leviter et primoribus, ut dicitur, labiis delibasse, eosque provenire malitiosissimos, qui in vestibulo artis obversati prius inde averterint, quam penetraverint. Tamen est in aliis artibus, ubi interdum delitiscas et peritus paulisper habeare, quod nescias. In verbis vero eligendis conlocandisque ilico dilucet nec verba dare diutius potest, quin se ipse indicet verborum ignarum esse eaque male probare et temere existimare et inscie contrectare neque modum neque prondus verbi internosse
Dicono che anche le discipline filosofiche è meglio non averle mai assaggiate, piuttosto che averle gustate superficialmente e, come si dice, a fior di labbra e che i più disonesti risultano coloro che, aggirati si nell'anticamera di una scienza, ne escono prima di esservi penetrati. Tuttavia nelle altre arti c'è la possibilità di mettersi ogni tanto al riparo e di essere considerati, per un certo tempo, esperti in ciò che si ignora. Nella scelta e collocazione dei vocaboli, invece l'inganno è subito manifesto ed è impossibile protrarlo senza denunziare di per sé di non saperne nulla di vocaboli, di non saperli valutare, di farne una stima a casaccio, di maneggiarli senz'arte e di non saperne distinguere né il tono né l'efficacia.
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Hic tu fortasse imadudum requiras, quo in numero locem M. Tullium qui caput atque fons Romanae facundiae cluet. Eum arbitror usquequaque verbis pulcherrimis elocutum et ante omnis alios oratores ad ea, quae ostentare vellet, ornanda magnificum fuisse. Verum is mihi videtur a quaerendis scrupolosius verbis procul afuisse vel magnitudine animi vel fuga laboris. Comperisse videor (qui eius scripta omnia studiosissime lectitarim), cetera eum genera verborum copiosissime uberrimeque tractasse, verba propria, traslata, simplicia, composita et, quae in eius scriptis ubique dilucent, verba onesta, saepe numero etiam amena
A questo punto, è possibile che già da un poco tu ti stia domandando in quale considerazione io ponga M. Tullio (parla di Marco Tullio Cicerone), che passa per essere il fondatore e la fonte della facondia romana, lo penso che lui. sotto ogni rispetto, abbia parlato, con un linguaggio molto elegante e. davanti a tutti gli altri oratori, sia riuscito grandioso nel porgere in modo ornato e impeccabile quel pensiero che volesse esprimere. In vero, ho l'impressione ch'egli si sia tenuto lontano da espressioni troppo ricercate ed astruse, sia per la grandezza d'animo sia per scongiurare difficoltà di comprensione. La mia impressione, che mi proviene dall'ave! (etto e riletto tutte (e sue opere con molta attenzione e passione. è ch'egli abbia conosciuto e trattato a fondo tutti i generi di parole in modo molto esauriente e facondo: parole proprie, traslate, semplici, composte e parole oneste; in realtà, reputo il termine intraducibile, dato che esso comporta non solo un giudizio stilistico, ma anche, se non soprattutto, etico], che dappertutto rilucono nelle sue opere, e frequentemente anche amene