Lusitanos Viriatus erexit, vir calliditatis acerrimae, qui ex venatore latro factus est, ex latrone subito dux et, si fortuna prospere cessisset, Hispaniae Romulus. Non contentus libertatem suorum defendere, per quattuordecim annos omnia citra ultraque Hiberum et Tagum igni ferroque populatus, castra etiam praetorum et praesidia aggressus, paene ad internecionem exercitum Romanum duxit et insignia cum fascibus nostris in montibus suis tropaea fixit. Tandem eum Fabius Maximus consul oppressit, sed a successore Popilio violata victoria est: nam conficiendae rei cupidus, fractum ducem et deditionem agitantem per fraudem et domesticos percussores adgressus hanc hosti gloriam dedit, ut multi crederent eum aliter vinci non posse.
Viriato, uomo di acutissima astuzia, che divenne bandito da cacciatore, subito capo da bandito e, se la fortuna l’avesse assistito favorevolmente, Romolo della penisola spagnola, sollevò i Lusitani. Non contento di difendere la libertà dei suoi, dopo aver per quattordici anni devastato ogni cosa al di là e al di qua dell'Ebro e del Tago col ferro e col fuoco, dopo aver assalito anche gli accampamenti dei pretori e le guarnigioni, portò l'esercito romano quasi allo sterminio e innalzò celebri trofei con i nostri fasci sulle sue montagne. Infine il console Fabio Massimo lo sconfisse ma la vittoria fu oltraggiata dal successore Popilio: infatti desideroso di portare a termine l’impresa, assalito il condottiero fiaccato e che meditava la resa, con l’inganno e per mezzo di sicari intestini, diede questa gloria ai nemici, tanto che molti credettero che quello non poteva esser vinto altrimenti.