Bellum servile a Spartaco duce concitatum est. In eo servi militaverunt atque gladiatores imperaverunt, illi infimae sortis nomine, hi pessimae: quod auxit ludibriis calamitatem. Spartacus, Crixus, Oenomaus, effracto Lentuli ludo, cum triginta haud amplius eiusdem fortunae viris eruperunt Capua; servisque ad vexillum vocatis, cum statim decem amplius milia coissent hominum, non modo effugisse contenti, iam etiam vindicari volebant. Prima sedes, velut beluis rabidis, mons Vesuvius placuit. Ibi, cum obsiderentur a Clodio Glabro, per fauces cavi montis vitineis delapsi vinculis, ad imas eius radices descenderunt et subito impetus rapuerunt castra ducis Romani, qui nihil tale opinabatur, inde totam pervagantur Campaniam. Adfluentibus copiis in dies, cum iam esset iustus exercitus, e viminibus et pecudum tegumentis inconditos clipeos ubi fecerunt.

La Guerra degli schiavi fu sollevata dal condottiero Sapartaco. In essa gli schiavi militarono e i gladiatori comandarono, quelli a nome di una sorte infame, questi di una pessima: ciò accrebbe con oltraggi il disastro. Spartaco avendo sforzata la scuola di esercizio di Lentulo, Crisso, Enomeo con trenta o più uomini della sua stessa condizione sociale si sollevarono in rivolta a Capua; e convocati gli schiavi al distaccamento, subito essendosi riuniti più di dieci mila, non solo erano contenti di essere fuggiti, ma ora volevano essere liberati. Prima dimora, come di bestie rabbiose, il monte Vesuvio fu gradito. Ivi, essendo assediati da Clodio Glabro, attraverso le gole della cavità del monte si calarono giù con corde fatte di viti, fino ai suoi piedi discesero e subito di impeto devastarono l’accampamento del comandante romano, il quale non immaginava tale cosa, quindi percorrono tutta la Campania. Ogni giorno accorrendo in grande abbondanza, quando già era completo, allorché costruirono rozzi scudi con vimini di pelle di animali.