Duilio Cornelioque consulibus etiam mari congredi ausus est. Tum quidem ipsa velocitas classis comparatae victoriae auspicium fuit. Intra enim sexagesimum diem quam caesa silva fuerat centum sexaginta navium classis in anchoris stetit, ut omnes non arte factas, sed munere deorum conversas in naves atque mutatas arbores esse arbitrarentur. Proelii vero forma mirabilis fuit, cum illas celeres volucresque hostium naves hae graves tardaeque comprehenderent. Longe illis erant nauticae artes, detorquere remos et ludificari fuga nostras naves. Iniectae sunt enim ferreae manus machinaeque validae, ante certamen multum ab hoste derisae, coactique hostes sunt quasi in solido decemere. Victor ergo apud Liparas mersa aut fugata hostium classe primum illum maritium egit triumphum.
Roma osò combattere sul mare anche, sotto i consoli Duilio e Cornelio (sotto il consolato di D. e C. ) A quel tempo la stessa veloce creazione della flotta destinata a questa battaglia fu il presagio (l'auspicio) della vittoria. Infatti, sessanta giorni dopo che si era portata il hache nella foresta, una flotta di cento sessanta vasi si trovò sulle sue ancore: si era detto che non erano il lavoro dell'arte, ma che un favore dei dei era cambiato, trasformato gli alberi in navi. Questo combattimento offrì uno spettacolo meraviglioso: nostri edifici pesanti e pesanti fermarono quelli dei nemici, che, nella loro agilità, sembravano volare sulle onde. I cartaginesi tirarono poco vantaggio della loro scienza nautica, della loro abilità a rendere i vasi, e ad evitare, con la fuga, la scossa degli stimoli; si gettarono su loro queste mani di ferro e queste altre macchine, di cui avevano fatto, prima dell'azione, un argomento frequente d'dérision; e li forzarono di combattere come sulla terra ferma. Così, vincitori vicino delle isole di Lipara, i Romani, dopo avere colato a fondo ed avere messo in fuga la flotta ostile, celebrarono, per la prima volta, un trionfo marittimo. Quale fu allora la loro gioia! Duillius che comanda della flotta, non contento del trionfo di un solo giorno, ordinò che, durando tutta la sua vita, quando ritornerebbe di souper, si lo riconducesse, al lucore delle torce ed al suono delle scanalature, come se trionfi tutti i giorni. Una vittoria così importante fece apparire leggero il fallimento che provò l'altro console, Cornélius Asina, che, attirato ad una feinte conferenza, accablé dai nemici: esempio triste del perfidie punico.