M. Cicero salutem dicit M. Catoni. Cum ad me legati missi ab Antiocho Commageno venissent in castra iiquemihi nuntiavissent regis Parthorum filium ad Euphratem cum maximis Parthorum copiis multarumque praeterea gentium magno exercitu venisse, Euphratemque iam transire coepisse, et Armeniorum regem in Cappadociam impetum facturum esse, putavi pro nostra necessitudine me haec ad te scribere debere. Legati dicebant ipsum Commagenum ad senatum statim nuntios litterasque misisse. Ego autem existimo M. Bibulum proconsulem, qui ab Epheso classem solverat, cum secundus ventos habuisset, iam in Syriam, provinciam suam, pervenisse; eius litteris de omnibus rebus senatum certiorem factum esse puto. Mihi, in tanto discrimine, maximae curae est ut mansuetudine et continentia mea atque sociorum fidelitate provinciam defendam.

Marco Cicerone augura salute a Marco Catone. Essendo giunti da me nell'accampamento dei messi inviati da Antioco Commageno ed avendomi riferito che il figlio del re dei Parti era arrivato presso l'Eufrate con ingenti forze dei Parti e inoltre con un grande esercito di molti popoli e che aveva iniziato già a guadare l'Eufrate, e che il re degli Armeni stava per attaccare la Cappadocia, ho ritenuto, per il nostro rapporto di amicizia, che io dovessi scriverti queste cose. Gli ambasciatori asserivano che lo stesso Commageno aveva inviato subito al senato dei messi e delle lettere. Io poi ritengo che il proconsole Marco Bibulo, che era partito da Efeso con la flotta, avendo avuto i venti favorevoli, sia ormai giunto in Siria, sua provincia; credo che il senato sia stato informato di ogni cosa tramite le sue lettere. In così grave situazione, ho la più grande sollecitudine nel difendere la provincia con la mia calma e la mia moderazione e con la fedeltà degli alleati.