Hanc cum iste sacrorum omnium et religionum hostis praedoque vidisset, quasi illa ipsa face percussus esset, ita flagrare cupiditate atque amentia coepit. Imperat magistratibus ut eam demoliantur et sibi dent; nihil sibi gratius ostendit futurum. Illi vero dicere sibi id nefas esse seseque cum summa religione tum summo metu legum et iudiciorum teneri. Iste tum petere ab illis, tum minari, tum spem, tum metum ostendere. Opponebant illi nomen interdum P. Africani; populi Romani illud esse dicebant; nihil se in eo potestatis habere quod imperator clarissimus, urbe hostium capta, monumentum victoriae populi Romani esse voluisset
Quando questo predone e nemico di ogni cosa sacra e dei culti la vide, come se fosse stato colpito da quella stessa torcia, iniziò così a bruciare di cupidigia e di follia; ordinò ai magistrati che fosse abbattuta e data a lui; mostrò che nulla gli sarebbe più gradito. .quello che dicono se stessi fu nefasto, tanto da tenere con grande religione e rispetto i giudizi e le leggi del sommo capo. quindi nessuno pote competere da quelli, tanta minaccia, tanta speranza, tanta meditazione da ostenderli. Opponevano quel nome con quello di P. l'africano; dicevano che il popolo romano non era riconoscente a favore di quello; niente si poteva avere tranne che per volonta dell imperatore, famosissimo, la città fu presa dai nemici, nel bel mezzo della vittoria che il popolo romano aveva sempre voluto.