Exposui fere non philosophorum iudicia, sed delirantium somnia. Nec enim multo absurdiora sunt ea, quae poetarum vocibus fusa ipsa suavitate nocuerunt, qui et ira inflammatos et libidine furentis induxerunt deos feceruntque, ut eorum bella, proelia, pugnas, vulnera videremus, odia, praeterea discidia, discordias, ortus, interitus, querellas, lamentationes, effusas in omni intemperantia libidines, adulteria, vincula, cum humano genere concubitus mortalisque ex inmortali procreatos Cum poetarum autem errore coniungere licet portenta magorum Aegyptiorumque in eodem genere dementiam, tum etiam vulgi opiniones, quae in maxima inconstantia, veritatis ignoratione versantur. Ea qui consideret, quam inconsulte ac temere dicantur, venerari Epicurum et in eorum ipsorum numero, de quibus haec quaestio est, habere debeat. Solus enim vidit primum esse deos, quod in omnium animis eorum notionem inpressisset ipsa natura
Quelle che ho esposto sono più farneticazioni di uomini in preda al delirio che meditate conclusioni di pensatori. Non molto più assurdi sono, del resto, i racconti diffusi dalla voce dei poeti il cui deleterio effetto fu vieppiù accentuato dal fascino insito nello stesso linguaggio poetico. Sono essi che ci hanno rappresentato gli dèi infiammati dall'ira e sconvolti dalla passione, che ci hanno fatto assistere alle loro guerre, ai loro combattimenti, alle loro lotte, ai loro ferimenti, che ce ne hanno descritti persino gli odi, le inimicizie e le discordie, le nascite e le morti, i lamenti e le recriminazioni, le passioni aperte ad ogni eccesso, gli adulteri e gli imprigionamenti, l'unione con esseri mortali e la conseguente nascita di esseri mortali da un immortale. Sullo stesso piano vanno poste le portentose dottrine dei magi e le insulsaggini degli Egiziani nonché le opinioni del volgo che, ignorando la verità, si dibatte in tutta una serie di incoerenti ed inconsistenti credenze. Chi ben considerasse con quanta leggerezza e con quanta sconsideratezza si sostengono dottrine del genere, dovrebbe mettere Epicuro nel novero di quegli esseri dei quali ci stiamo ora occupando. Egli solo vide, per la prima volta, che gli dèi esistono, poiché è stata proprio la natura ad imprimere nella mente di ogni uomo la nozione degli dèi