Accusabat Marcus Pomponius apud populum Lucium Manlium violatae legis et nimiae severitatis. nam manlius contra leges aliquot dies dictaturae suae addiderat et filium Titum, adulescentem duodeviginti annorum, longe ab hominibus relegaverat et ruri habitare coegerat. quod Titum maxime pigebat. cum tamen Titus cognovisset patri a Pomponio negotium exhiberi, clam in Urbem rediit et primo mane ad eius domicilium cum venisset, gladio super caput eius stricto, eum iurare coegit se ab accusatione Manlii recessurum esse. permagni intereat Pomponii, qui tribunus plebis erat, Manlium, patriciorum fautorem, accusare sed, quamvis iuraverat vi coactus et gladio territus, ab accusatione destitit fidemque datam servavit. tanti enim apud antiquos iusiurandum existimabatur, ut omnibus commodis fides anteponeretur. nam putabatur maxime interesse rei publicae non solum cives fortes esse, sed etiam probos et fideles et paratos omnia subire potius quam fidem datam non servare. iure igitur semper plurimi apud eos habiti sunt illi cives qui iusiurandum religiose servaverunt, contra ignominia, deminutione capitis, exilio, vinculis multati sunt qui pro nihilo iusiurandum duxerant atque violaverant.
M. Pomponio accusava L. Manlio d’aver violato la legge e di eccessiva severità, giacché Manlio, contravvenendo alle leggi, aveva aggiunto un certo numero di giorni alla propria dittatura ed aveva segregato il figlio Tito dagli altri uomini. e (lo) aveva costretto a vivere in campagna. Della qual cosa Tito si rincresceva moltissimo. Ciononostante, quando Tito venne a sapere che il padre aveva delle noie da Pomponio fece ritorno a Roma di nascosto e, giunto sul far del giorno a casa sua, impugnata la spada sopra il capo di lui lo costrinse a giurare che avrebbe desistito dall’accusa di Manlio. A Pomponio, ch’era tribuno della plebe, interessava moltissimo accusare Manlio, sostenitore dei patrizi, eppure, benché avesse giurato costretto con la forza e atterrito dalla spada, rinunciò all’accusa e mantenne la parola data. Tanto grande era ritenuto il valore del giuramento, presso gli antichi, che la lealtà veniva anteposta a qualsivoglia vantaggio. Si riteneva, in effetti, che fosse di sommo interesse per lo Stato che i cittadini fossero non solo valorosi, ma anche onesti e leali, e disposti a subire ogni cosa piuttosto che venir meno alla parola data. A diritto, dunque, presso di loro furono tenuti sempre in gran conto quei cittadini che mantennero, con scrupolo d’onore, la parola data; di contro, furono puniti con l’ignominia, con la perdita dei diritti civili, con l’esilio o con le catene coloro che avevano considerato di nessun conto un giuramento e violato.