Erat in exercitu Vari Sextus Quintilius Varus, quem fuisse Corfinii supra demonstratum est. Hic dimissus a Caesare in Africam venerat, legionesque eas traduxerat Curio, quas superioribus temporibus Corfinio receperat Caesar, adeo ut paucis mutatis centurionibus eidem ordines manipulique constarent. Hanc nactus appellationis causam Quintilius circuire aciem Curionis atque obsecrare milites coepit, ne primam sacramenti, quod apud Domitium atque apud se quaestorem dixissent, memoriam deponerent, neu contra eos arma ferrent, qui eadem essenti usi fortuna eademque in obsidione perpessi, neu pro his pugnarent, a quibus cum contumelia perfugae appellarentur. Huc pauca ad spem largitionis addidit, quae ab sua liberalitate, si se atque Attium secuti essent, exspectare deberent. Hac habita oratione nullam in partem ab exercitu Curionis fit significatio, atque ita suas uterque copias reducit.
C'era nell'esercito di Varo Sesto Quintilio Varo, che s'è detto sopra che era stato a Corfinio. Congedato da Cesare, questi era venuto in Africa e Curione aveva trasferito in Africa quelle legioni che in tempi precedenti Cesare aveva ricevuto da Corfinio, al punto che risultavano le stesse centurie e manipoli, mutati pochi centurioni. Colta quest'occasione per parlare, Quintilio cominciò a girare intorno all'esercito schierato di Curione e a supplicare i soldati, di non dimenticare il giuramento, che avevano pronunciato dinanzi a Domizio e in presenza di lui questore, e di non portare le armi contro quelli che avevano avuto la medesima sorte e avevano patito nel medesimo assedio, e di non combattere in difesa di quelli, dai quali erano chiamati disertori con un oltraggio. Aggiunse a ciò poche parole per (risvegliare) la speranza di un premio, le cose che dovevano aspettarsi dalla sua benevolenza, se avessero seguito lui e Azzio. Tenuto questo discorso, l'esercito di Curione non diede segni né di assenso né di disapprovazione, e così entrambi ritirarono le proprie truppe.