Quibus rebus cognitis, Caesar  magni interesse arbitrabatur quam primum oppido potiri cohortesque ad se in castra traducere, timens ne qua  voluntatis commutatio aut largitionibus aut animi confirmatione aut falsis nuntiis fieret, quod satis compertum habebat saepe in bello parvis momentis magnos casus intercedere. Verebatur tamen ne, militum introitu et nocturni temporis licentia, oppidum diriperetur. Itaque eos qui venerant laudavit atque in oppidum dimisit, et iussit portas murosque adservari. Ipse eis operibus, quae facere instituerat, milites disposuit non certis spatiis intermissis, ut erat superiorum dierum consuetudo, sed perpetuis vigiliis stationibusque, ut inter se inter se contigerent atque omnem munitionem explerent; tribunos militum et praefectos circummittit atque hortatur ut non solum ab eruptionibus caveant, sed etiam singulorum hominum occultos exitus adservent.

Conosciute queste cose, Cesare valutava che importasse molto poter quanto prima impadronirsi  della città e trasferire le coorti presso di sé nell'accampamento, temendo che accadesse un qualche cambiamento della volontà a causa di elargizioni o a causa della conferma del proposito o a causa di false notizie, perchè sapeva abbastanza per certo che in guerra spesso da accadimenti di poco conto avvengono eventi grandi. Tuttavia temeva che, con l'entrata dei soldati e con il favore della notte, la città fosse depredata. E così lodò coloro che era arrivati e li mando in città e ordinò che le porte e le mura fossero sorvegliate. Egli stesso dispone in quelle fortificazioni, che aveva deciso di costruire, i soldati, non ad intervalli prestabiliti, com'era abitudine nei giorni precedenti, ma in posti di sentinella e corpi di guardia permanenti, affinché fossero in contatto tra loro e coprissero tutta la fortificazione; mandò intorno i tribuni dei soldati e i prefetti e li esortò non solo a guardarsi dalle sortite, ma a sorvegliare anche le uscite segrete dei singoli uomini.